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C'era davvero bisogno di "Dissenso Comune"?

Fa discutere la lettera aperta co-firmata da 124 attrici italiane sul tema molestie sessuali

Fa discutere la lettera aperta delle attrici italiane

Barbara Massaro

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Una lettera tardiva, ruffiana e perfino codarda. Una presa di posizione importante per iniziare a scalfire un sistema malato. Sono queste le due reazioni contrapposte suscitate all'indomani della pubblicazione di Dissenso Comune, la lettera aperta co-firmata da 124 attrici del cinema italiano che contesta il sistema molestie sessuali sul posto di lavoro.

Dissenso Comune

Dopo due mesi d'incontri e di lavori e l'ampiamento del nucleo originario delle donne che hanno sentito l'urgenza di dire la loro sul tema, Dissenso Comune viene messa a punto tra (qualche) luce e (molte ombre).

"Unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio tra donne e uomini" recita il testo con un motto più da elezioni politiche che da manifesto culturale

Dopo i formali ringraziamenti alle donne che hanno avuto il coraggio di denunciare Dissenso Comune riflette sul senso che ha mettere alla gogna una singola persona assunta a capro espiatorio dell'intero sistema. "Quando si parla di molestie quello che si tenta di fare è, in primo luogo, circoscrivere il problema a un singolo molestatore che viene patologizzato e funge da capro espiatorio - si legge nel testo pubblicato dal quotidiano Repubblica -  Si crea una momentanea ondata di sdegno che riguarda un singolo regista, produttore, magistrato, medico, un singolo uomo di potere insomma. Non appena l’ondata di sdegno si placa, il buonsenso comune inizia a interrogarsi sulla veridicità di quanto hanno detto le "molestate" e inizia a farsi delle domande su chi siano, come si comportino, che interesse le abbia portate a parlare". 

Vittime e carnefici

Le vittime così si trasformerebbero in imputate traslando la riflessione sui presunti interessi della donna e sugli eventuali vantaggi che avrebbe avuto a essere molestata e questo è pericoloso forviante. Nel testo poi si legge: "Non è la gogna mediatica che ci interessa. Il nostro non è e non sarà mai un discorso moralista. La molestia sessuale non ha niente a che fare con il 'gioco della seduzione'. Noi conosciamo il nostro piacere, il confine tra desiderio e abuso, libertà e violenza".

A questo punto la riflessione si sposta e cerca di arrivare a comprendere le ragioni per le quali il tema delle molestie riguardi così tanto il mondo del cinema e dello spettacolo. "Perché il cinema? Perché le attrici? - si chiedono le 124 cofirmatarie - Per due ragioni. La prima è che il corpo dell’attrice è un corpo che incarna il desiderio collettivo, e poiché in questo sistema il desiderio collettivo è il desiderio maschile, il buonsenso comune vede in loro creature narcisiste, volubili e vanesie, disposte a usare il loro corpo come merce di scambio pur di apparire. Le attrici in quanto corpi pubblicamente esposti smascherano un sistema che va oltre il nostro specifico mondo ma riguarda tutte le donne negli spazi di lavoro e non.

La seconda ragione per cui questo atto di accusa parte dalle attrici è perché loro hanno la forza di poter parlare, la loro visibilità è la nostra cassa di risonanza. Le attrici hanno il merito e il dovere di farsi portavoce di questa battaglia per tutte quelle donne che vivono la medesima condizione sui posti di lavoro la cui parola non ha la stessa voce o forza".

Secondo Dissenso Comune, quindi, il nodo centrale della questione è quello di andare a sradicare un intero sistema di violenza ormai culturalmente istituzionalizzato a più strati nella società. "Nominare la molestia sessuale come un sistema - conclude la lettera-  e non come la patologia di un singolo, significa minacciare la reputazione di questa cultura. Noi non siamo le vittime di questo sistema ma siamo quelle che adesso hanno la forza per smascherarlo e ribaltarlo. Noi non puntiamo il dito solo contro un singolo 'molestatore'. Noi contestiamo l’intero sistema".

Tra le firmatarie ci sono Kasia Smutniak, Paola Cortellesi, Cristiana Capotondi, Ambra Angiolini, Cristina e Francesca Comencini e tante altre attrici.

La reazione di Asia Argento

L'assenza che salta agli occhi è quella di Asia Argento, tra le prime a subire la gogna mediatica per aver denunciato gli abusi subiti da Weinstein. L'Argento non sono non ha firmato quella che definisce via Twitter "La letterina di Babbo Natale", ma ha aggiunto, sempre via social "Contestano l'intero sistema, ma si guardano bene dal fare i nomi". Intervistata da Il Fatto Quotidiano Asia ha poi spiegato: "Aspetto gesti concreti, quelli che abbiamo fatto noi per prime: denunciando, aiutandoci a vicenda, denunciando i traumi, scendendo in piazza, gridando il vero dissenso contro al patriarcati. Allora sì potremo finalmente unirci e combattere veramente insieme".

Sui social sono in molti a pensarla come Asia. C'è chi sottolinea come in nessun passaggio sia stato fatto il nome di Fausto Brizzi e chi spiega che, al di là dei massimi sistemi, sono i singoli uomini che devono rispondere delle proprie azioni. C'è chi vede nella lettera perfino un retaggio cerchiobottista tipico di una certa cultura politica italiana e chi si chiede quale contributo concreto ora le 124 donne possano dare per la causa.

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