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Camilla Lunelli, la signora delle bollicine

Il gruppo che porta il suo nome ha lo spumante Ferrari, vini premiati, una grappa di tradizione. Ritratto-intervista della quarantenne trentina

Camilla Lunelli

Stefania Berbenni

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Sarebbe facile immaginare che la vita di Camilla Lunelli sia corsa liscia, al limite del piatto. Una vita lineare, scritta dalla nascita fortunata: nipote di Bruno, l’erede di fatto dell’impero enologico Ferrari. E invece questa quarantenne ha sparigliato le carte optando per 
il movimento. Mai ferma, fin da ragazza. Da adulta, ha fatto tre figli in sei anni, forse per non rischiare 
di cadere nella trappola della staticità.

Avrebbe potuto fare la figlia viziata e invece si è laureata in Bocconi con il massimo dei voti; avrebbe potuto sfruttare gli agi di famiglia e invece è andata per tre anni in Africa ad aiutare chi non era nato come lei nella culla giusta; si potrebbe permettere babysitter a rotazione e invece dice: "I figli non 
è che si subappaltano a nonni e tate".

Anche la storia di famiglia è nel segno del movimento. Mosso lo spumante che rappresenta il core business dell’azienda, di cui Camilla Lunelli 
è la responsabile comunicazione e rapporti esterni. Mossa l’agenda che la porta in giro per il mondo.

Una globe trotter, da sempre.
È diverso viaggiare per lavoro o per puro gusto personale. Ho ricordi di giorni stupendi in Mali, Togo, Burkina Faso, Niger: ho sempre amato immergermi nella dimensione del Paese, evitando lussi. Adesso è diverso: per lavoro, è più facile 
che debba recarmi in Giappone o negli Stati Uniti.

Riavvolgiamo il nastro degli anni: quando ha cominciato a fare la manager, invece della viaggiatrice stile Lonely Planet?

Nel 2004. Mi ero laureata in Economia politica e per un certo tempo ho lavorato in una società di consulenza, ma avevo voglia di fare qualcosa per
i Paesi disastrati. Ho mandato il mio curriculum alle Nazioni Unite e sono stata selezionata per un programma in Niger. Due anni magnifici.

Come è andata avanti la storia?

Un altro anno in Uganda in una situazione di conflitto aperto. Dura. Poi un giorno mi ha chiamato mio zio e mi ha detto: "La famiglia avrebbe piacere che tu ricoprissi il ruolo di responsabile comunicazione. Pensaci".

Deduco che abbia detto sì. Che cosa l’ha mossa?

È una bella storia, la nostra, sa? Mio nonno aveva la migliore enoteca di Trento, e con Giulio Ferrari aveva un rapporto speciale. Essendo lui senza eredi, quando decise di cedere la guida, pensò al nonno.

E adesso, chi guida?

Siamo quattro cugini, ognuno col proprio ruolo.

Spumante, grappa, vini e un’acqua minerale famosa. Più la cantina disegnata da Arnaldo Pomodoro e un ristorante stellato. In una parola: un impero.

Il Gruppo Lunelli è una holding che raggruppa diverse società. Qualunque sia il prodotto, per noi sono importanti due cose: la qualità e il legame col territorio.

Quali sono le sue abitudini culinarie all’estero?

A New York vado spesso a mangiare all’Osteria Morini, il ristorante di Michael White che cucina italiano. A Chicago amo Spiaggia di Tony Mantuano.

Si direbbe che mangia sempre italiano anche quando è in trasferta. È così?

Mi piace anche la cucina libanese, molto speziata.

E il bello dove lo cerca?

Avendo poco tempo, finisco per godere di quello che ho intorno, le opere di Pomodoro, Villa Margon, la nostra sede di rappresentanza.

E se si deve rilassare, dove va?

In montagna. Abitando a Trento è facile. A un tiro di schioppo ci sono le Dolomiti, le più belle del mondo. E poi c’è la Val Badia.

Un indirizzo da copiare?

Il Rosa Alpina R&C a San Cassiano, meraviglioso: la famiglia Pizzinini che lo gestisce è speciale.

E fuori dai confini italiani, invece?

Lo Iyuki a Kyoto: è un hotel "privato" dove accedi solo se sei socio. Si tratta di una casa tradizionale giapponese, con un giardino indimenticabile.

Un altro luogo del cuore?

Arte Sella, una realtà trentina vicino alla Val Sugana: è un’associazione che ha la sede in un bosco.
Ogni anno invita un artista chiedendogli di realizzare un’opera solo con materiali naturali. Un museo a cielo aperto, che si consuma col tempo.   

Mamma, manager, partner: a proposito di tempo, ne ha ancora per se stessa?

Sono sempre stata una grande lettrice. Ora con i bambini è più difficile, le ore corrono, però cerco di mantenere  il contatto con la realtà e di seguire
le vicende del nostro mondo globalizzato, dai migranti alla politica estera.

Sempre con l’anima da "impegnata": nessun vezzo, vizio?

Non sono per nulla frivola. Che ci posso fare?

Biografia

CAMILLA LUNELLI, 40 anni, è responsabile di comunicazione e rapporti esterni del Gruppo Lunelli di Trento.

Ha tre figli e un compagno dai tempi degli studi. Molti i marchi che fanno capo alla holding: il più noto è Ferrari, leader in Italia del mercato delle bollicine metodo classico.

Fra le sue etichette, le preferite dalla manager sono il Carapace, il più tannico al mondo, prodotto dalla loro tenuta umbra, e il Teuto, un Sangiovese in purezza.

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