Barbara Massaro

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"Nessuno come Franca Sozzani ha saputo immaginare una realtà diversa e raccontarla attraverso un esercizio quotidiano di gusto e fantasia. Ha dato al suo destino la forma che ha voluto e che non lasciava nessuno indifferente. Mi mancherà non cercare più la sua presenza nel buio della sala". Parola di Giorgio Armani che, con queste parole, ha voluto rendere omaggio a Franca Sozzani, storica "Direttora" di Vogue Italia scomparsa il 22 dicembre a 66 anni dopo aver lottato un anno contro il cancro.

Il cordoglio social

Oggi i social network sono pieni di immagini, saluti e ricordi della giornalista che per 28 anni è stata punto di riferimento del gusto, della moda e del costume. Celebre e capace di raccontarsi la frase con cui, sette anni fa, ha chiuso il suo blog: "Felice di piacervi e non. Non si può sempre piacere a tutti e soprattutto non si deve. Il successo ce lo si guadagna, oserei dire ce lo si inventa. Niente arriva per caso anche se la fortuna di cadere al posto giusto, nel momento giusto, con la persona giusta agevola parecchio. Ma la sorte, si sa, è alterna. Non è proprio la base su cui costruire il proprio successo. Il talento, il tuo, è la vera forza".

Da Versace a Naomi

Da Naomi Campbell a Linda Evangelista passando per Tyra Banks, Claudia Schiffer e tanti stilisti e colleghi del calibro di Fendi, Moschino e Giambattista Valli oggi tutti spendono parole di commozione, commiato e ricordo per Franca Sozzani. "La mia più grande amica" scrive Donatella Versace, mentre Dolce e Gabbana condividono una frase pronunciata dalla Sozzani su di loro: "Dolce e Gabbana si sono impossessati della cultura italiana, della letteratura siciliana tradizionale. Il potere narrativo che riescono a dare ai loro abiti deriva dalle suggestioni della loro terra, amata con l'orgoglio di chi la conosce. Ma a questa terra non si fermano, essa rappresenta il passato da cui proiettarsi verso il domani".

Le rivoluzioni di Franca Sozzani

E Franca Sozzani ha interpretato il suo ruolo di guida di Vogue come possibilità di fare cultura in un mondo effimero, volitivo, fatto di pailettes e lustrini.

Una cultura per immagini la sua, iconografia di un pensiero controcorrente spesso scomodo che talvolta ha rischiato di farle perdere il posto. Per la sua audacia il direttore di Condé Nast International Jonathan Newhouse ha minacciato di licenziarla, ma lei non si è mai fermata.

Ha detto basta alle modelle scheletriche sulla sua rivista a favore di donne dalle forme più morbide e armoniose, ha approvato un numero - era il luglio del 2008 - dove comparivano solo modelle di colore in segno di protesta contro il razzismo del fashion system. Ha combattuto contro la chirurgia estetica in passerella ed è sempre stata donna che difende le donne e che lotta contro disordini alimentari, violenza domestica e mobbing sul posto di lavoro.

Il ricordo dell'amica Anna Wintour

Grande amica di Anna Wintour quando uscì Il Diavolo veste Prada commentò: "Dimenticate per favore Il Diavolo veste Prada. Miranda non esiste! Prepotenza, Capricci? Non ce ne sarebbe neanche il tempo. E poi, non vedo chi li sopporterebbe o chi mi sopporterebbe".

Oggi proprio la direttrice di Vogue America dedica un lungo editoriale all'amica e collega scomparsa in cui scrive: "Franca e io abbiamo iniziato le nostre carriere da direttore all'incirca allo stesso tempo, ma non siamo state automaticamente ammesse a qualche club esclusivo dove tutti i direttori di Vogue diventano amici del cuore. Non a caso per i primi anni ci siamo solo girate intorno".

Poi, però, le cose sono cambiate: "Sono cosi felice e onorata che siamo rimaste amiche per trent'anni. Una cosa che Franca mi ha insegnato è che a volte devi guadagnarti l'amicizia. In privato era calorosa, brava, divertente e le si poteva confidare qualsiasi cosa. Ma era anche una lavoratrice accanita e anche capace di fare più cose allo stesso tempo. Qualsiasi cosa faceva sembrava priva di sforzo, sia che fosse un solo evento oppure centinaia".


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