Società

Dall'Olanda agli Usa, le case di riposo con studenti annessi

L’esperimento di Humanitas, l'istituto per anziani che dal 2012 offre ospitalità a studenti in cambio di compagnia, fa scuola in tutto il mondo: dalla Spagna alla Francia, dagli Stati Uniti alla Finlandia.

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Redazione

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Tiffany Tieu a 25 anni teneva concerti in una casa di riposo di Cleveland, in Ohio, Stati Uniti. Serafina Eljaala a 18 anni cantava in un alloggio per anziani a Helsinki, in Finlandia. E Anneloes Olthof a 25 anni ascoltava la radio con le attempate residenti di un gerontocomio di Deventer, in Olanda.
Tiffany, Serafina e Anneloes hanno un minimo comun denominatore: quand'erano studenti, hanno tutti e tre vissuto in una casa di riposo. Proprio così: giovani ventenni condividevano casa e tempo libero con ottantenni e novantenni.
Si tratta di un esperimento iniziato nel 2012 in Olanda, nell'istituto Humanitas di Deventer, dove oggi vive Sores, 20 anni. Con altri cinque studenti, Sores riceve un alloggio gratuito in cambio di 30 ore al mese da trascorrere come meglio crede con i 160 anziani residenti dell'Humanitas in qualità di «buon vicino». «Una sola attività è obbligatoria» scrive The Economist che all'esperimento di Deventer ha appena dedicato un articolo. «Preparare e servire un pasto serale durante la settimana».
In tre anni, il modello olandese ha fatto scuola nel mondo: dagli Stati Uniti alla Finlandia, passando per Francia e Spagna. E sta suscitando interesse in altri Paesi, come l'Irlanda. L'iniziativa è la risposta a un problema che si riscontra in tutte le case di riposo del pianeta, anche in quelle più avanzate e lussuose: la solitudine. Come risulta da uno studio condotto nel 2013 dallo University College London, i residenti degli ospizi sono «soli, isolati, focalizzati sui propri limiti e infelici, condizione che è associata a un'accresciuta mortalità».        
Il contatto fra gli studenti e i residenti più agé ha effetti miracolosi. «Le loro vite vivaci colorano davvero la quotidianità degli anziani» si legge sul sito della casa di riposo Humanitas (https://www.humanitasdeventer.nl). «A prescindere dai rapporti di vicinato, gli studenti e i residenti diventano buoni amici, sviluppando una relazione profonda e significativa che fornisce a entrambe le parti molta positività e molto sostegno».
Quando gli studenti rientrano da una lezione, da una festa o da un concerto, portano nella casa di riposo una vera e propria ventata di vita. E, per i residenti, l'argomento di conversazione si sposta dal mal di schiena alla biondina in visita dal ragazzo del primo piano. «Quando si ha 96 anni e si ha male al ginocchio, il ginocchio non migliorerà, i dottori non potranno fare granché» ha spiegato Gea Sijpkes, direttrice di Humanitas. «Ma quello che si può fare è creare un quadro di vita per cui ci si dimentica del ginocchio dolorante».  
L'organizzazione di questo quadro di vita alternativo è lasciata ai ragazzi, che la condividono con gli anziani. I giovani possono offrire compagnia ai malati, festeggiare il compleanno con chi rimane solo anche quel giorno, insegnare ai più intraprendenti l'uso di Internet e dei social media e addirittura fare assieme graffiti per strada.   
Assolto il loro compito, i ragazzi sono padroni della loro vita. «Gli studenti possono rientrare la sera all'ora che preferiscono» si legge sul sito dell'istituto Humanitas. «Ma c'è una regola importante: i residenti non possono essere disturbati». Sia ben chiaro, però: le case di riposo intergenerazionali non sono dei cimiteri. «Era come vivere in un dormitorio del college... Un po' più tranquillo, ma ci divertivamo lo stesso» ricorda Tiffany Tieu, rievocando la sua esperienza alla casa di riposo Judson Senior Living a Cleveland, in Ohio.
Non ultimi, ci sono i vantaggi economici. «Con 400 euro al mese, troverei a stento 10 metri quadrati e dovrei condividere la cucina e il bagno» sottolinea Jurrien, uno dei sei residenti di Humanitas che studia all'università Sviluppo dell'area urbana. «Qui ho il doppio dello spazio e in più ho cucina e bagno personali». Senza spendere un euro.      

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