Mondiali 2014: le 50 sfumature di tifoso
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Mondiali 2014: le 50 sfumature di tifoso
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Mondiali 2014: le 50 sfumature di tifoso

Dal tamarro al vip tutti a sostenere la Nazionale... Ognuno a modo suo

I mondiali di calcio, Brasile 2014 sono finalmente iniziati, l’Italia ha vinto la sua prima partita, gli odiati spagnoli le hanno buscate e sono fuori dal mondiale, e cominciano a delinearsi gli scenari in cui andremo a contenderci la coppa del mondo. Non si parla d’altro, con sommo dispiacere degli intellettualini che odiano il calcio e amano spacciare la retorica stile “quei deficienti in calzoncini strapagati per dare calci a un pallone” come fossero riflessioni di un certo livello.

Peggio di loro, soltanto quelli che, pur seguendo il Mundial, amano legare il loro entusiasmo a squadrette inesistenti, affascinati dall’idea di coniugare il loro terzomondismo con il tifo da stadio.

Tutti gli altri, tutte le persone normali, seguono più o meno direttamente i mondiali e tifano la loro nazione, non fosse altro per non rischiare di confondersi coi freak di cui sopra.

Ma comunque, tutti noi tifosi, siamo un bestiario abbastanza variegato. In questi giorni ho visto da vicino: 

1) I tifosi poetici, che non possono trattenersi dal compulsare su Facebook le loro sensazioni sulla partita in corso, avventurandosi in improbabili descrizioni emotive per ogni giocata che gli tocca il cuore.

2)Le ragazze tamarre che non essendo mai state capaci di avere amiche del loro stesso sesso sono diventate parte integrante del gruppo di ragazzi tamarri che frequentano dall’età di 14 anni, e adesso sbraitano più di loro davanti al televisore, pur non capendo nulla di quello che sta succedendo.

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3) Il gruppo di amici alcolisti che si ritrova al bar, e giustifica con il gran caldo il gran stappare di Beck’s.

 

4) Quelli che hanno costruito una postazione domestica, una specie di tavernetta, e portano il bar in casa, salvo poi trovarsi un macello da pulire il giorno dopo, pentendosene amaramente.

 

5) I tristi, tenuti al gabbio, che guardano la partita con la moglie o la fidanzata, sul divano, e invidiano quelli che fuori fanno baldoria.

 

6) I rassegnati, che la guardano in casa, coi figli piccoli accanto, sentendosi castrati.

 

7) I redenti, coi figli abbastanza grandi da regalargli più soddisfazione di quanta non ne abbiano mai provato davanti a nessuna partita, non fosse che per il sogno di vedergli giocare il mondiale 2022.

 

8) Quelli che intellettualizzano tutto, e fanno riferimenti a corsi e ricorsi storici dei mondiali, tentando di mascherare le biscardate camuffandole in un fiume di parole stile supercazzola.

 

9) Gli allenatori senza panchina, che farebbero a parole molto meglio di qualunque allenatore stia realmente gestendo la partita.

 

10) Gli iracondi, che ogni errore è colpa di quello scansafatiche dei nostri che lo ha commesso, che ogni palla toccata dall’avversario andrebbe strappata via segando le gambe al maledetto, e che ogni gol fatto “era l’ora”.

 

11) Gli scalmanati che battono il pugno sul tavolino e urlano per ogni rimessa laterale, facendo pensare a chi gli sta accanto che ogni singolo passaggio sia questione di vita o di morte e che la fine del mondo, se la partita verrà persa, sarà inevitabile e tremenda.

Riserve:

Gli occasionali, che non seguono mai il calcio ma che coi mondiali si infiammano stupendo tutti i loro amici più cari, pensando a una possessione diaboloca e tranquillizzandosi solo quando vedono che tutta quella baldanza nasconde il fatto che come sempre non conoscono nemmeno i nomi dei giocatori in campo dalla loro parte, i socializzatori, che s’inventano gruppi di whatsapp in cui spammano ogni loro commento per far finta di essere tutti a Rio, tirando dentro persone che non vedono da anni col solo risultato che a ogni messaggio collettivo qualcuno abbandona annoiato la conversazione e chi rimane parla d’altro, tendenzialmente di cose zozze. 

Categoria a parte i VIP. In cerca di pubblicità, o sinceramente appassionati, nessun notabile fa mancare il suo endorsement, richiesto o meno, alla sua squadra del cuore. 

Tra loro, in questo mondiale, spiccano sicuramente i due porno attori più mediatici di sempre (e chissenefrega della sopravvalutatissima Moana): Rocco Siffredi e Sasha Grey.

Il primo, dopo aver dichiarato il suo voto di castità per propiziare la vittoria dell’Italia, oggi è suffragato dallo spopolante hashtag su Twitter #roccotieniduro.

La seconda si è apertamente espressa non solo a favore della nostra nazionale, ma nello specifico di Andrea Pirlo, dichiarando che meriterebbe il Pallone d’oro.

Ora, se io fossi in Pirlo, me ne fregherei altamente del Pallone d’oro e approfitterei dell’astinenza di Rocco non tanto per vincere il mondiale in sé, quanto per sfruttare la coppa del mondo appena conquistata per raggiungere Sasha ovunque si trovi e verificare se la sua stima calcistica può tradursi in stima professionale. Della sua (di lei) professione, naturalmente.

Perché, calcio e metafore della vita, calcio e metafore del sesso, si sono sempre sprecate. Ma Pirlo ha l’opportunità di dar loro concretezza.  Forza Pirlo e Forza Italia! 

 Dovete vincere a tutti i costi. In nome della “dura legge del gol”.

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