Micheal Jackson, un infarto colpisce il padre Joe

Fondatore dei Jackson 5 e manager di Janet e Jacko, la vita di un padre dispotico - Michael Jackson e le spese folli delle star

Jospeh-Michael-Jackson

Joseph e Michael Jackson – Credits: Carlo Allegri/Getty Images

Redazione

-

Dolori alla testa e difficoltà a camminare: questi i sintomi del lieve infarto che ha colto il padre di Michael Jackson mentre alloggiava a Las Vegas. Il coccolone è costato a Joe Jackson un ricovero in ospedale per accertamenti, non essendo la prima volta che il suo cuore si è messo a fare le bizze. La moglie Katherine è accorsa subito al pronto soccorso, sempre presente al suo fianco nonostante i numerosi tradimenti del marito.

Una vita intensa, quella del businessman 84enne, che ha fatto della musica la ragione della propria esistenza e di quella dei figli, diventando manager sia di Michael che di Janet Jackson.

Proprio accorgendosi del loro talento precoce, nel 1968 Joe decide di fondare i Jackson 5, formati da Jackie, Jermaine, Tito, Marlon e il piccolo Michael, dando così una svolta alla musica rhythm'n'blues americana degli anni '70. Ma la vita da imprenditore di Joe Jackson è solo una faccia della medaglia: dall'altra c'è quella di padre violento, cresciuto in una famiglia dove la Bibbia era considerato l'unico strumento di educazione.

In più occasioni Jacko ha denunciato la durezza del padre, fino alle lacrime in occasione dell'intervista di Martin Bashir, Living With Michael Jackson del 2003. “Durante le prove o le sessioni di registrazione, a ogni errore ci picchiava con la cintura o con qualsiasi altra cosa gli capitasse sotto tiro”, dice Michael. Le fughe del più piccolo componente della band dal padre gli sono valse il soprannome di "rabbit", anche se è sempre stato Marlon quello più preso di mira dalle ire di Jospeh. Anche la sorella Latoya Jackson ha più volte dichiarato che il padre avrebbe approfittato di lei sessualmente, ma non sono mai arrivate conferme da altri componenti della famiglia.

Eppure, nelle parole di Michael, quando ancora era in vita, si percepiva anche un senso di perdono per il padre violento: nonostante le prove incessanti, le frustate e gli insulti, il cantante ha ammesso che “La rigida disciplina ha svolto un ruolo importantissimo nel mio successo”.

Da parte sua, spinto dalla tragedia della scomparsa del figlio Joseph ha iniziato una causa legale contro il dottor Conrad Murray, ritenuto responsabile della morte di Michael nel 2009. Nelle pratiche consegnate alla corte, ha accusato Murray di aver omesso informazioni vitali ai medici che hanno cercato di salvare la vita del figlio nel giugno 2009 e di aver dato Propofol e altri farmaci al figlio poco prima che morisse. Il medico avrebbe poi chiamato una guardia per ripulire la stanza in cui Jacko è deceduto prima dell'arrivo della polizia. All'inizio di quest'anno Joseph ha lasciato cadere la causa perché respinta dal tribunale.

Dietro alla freddezza del manager batteva comunque il cuore di un padre affranto dalla morte prematura del suo diamante. Peccato che proprio quel muscolo abbia dimostrato in più casi il suo malfunzionamento.

© Riproduzione Riservata

Commenti