Michael Jackson, il nuovo processo è iniziato. In aula anche i figli

Al via la causa civile, intentata dalla madre 82enne del Re del Pop, contro la Aeg, la società che ha organizzato i concerti londinesi. In ballo un risarcimento da 40 miliardi di dollari

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Eleonora Lorusso

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A poco meno di due mesi dal terzo anniversario della morte di Michael Jackson, ha preso il via quello che si annuncia come un "processo show", non fosse altro che per la presenza in aula dei figli della popstar. Prince, 16 anni, e Paris, 14, dovranno infatti testimoniare sulla morte del padre, avvenuta il 25 giugno del 2009, nella sua casa di Holmby Hills, a Los Angeles, in seguito a un malore.

A stroncare The King of Pop, il Re del Pop, è stata una overdose di farmaci. La famiglia di Michael Jackson, e in particolare la madre del cantante Katherine Jackson, ha deciso di far causa al dottor Conrad Murray, medico assunto dalla Anschtz Entertainment Group Live (Aeg), la società promotrice dei concerti londinesi che avrebbero dovuto chiudere la carriera di Michael Jackson. Proprio il medico, infatti, è già in carcere per aver somministrato la dose fatale di Propofol, un potente anestetico che di fatto causò il decesso di Jackson. Alla Aeg sono contestate le accuse di frode, negligenza, stress emotivo e cospirazione civile.

Il processo civile si svolgerà dunque a colpi di accuse pesanti, anche perchè in gioco ci sarebbe un risarcimento da capogiro, chiesto dalla famiglia del cantante, che secondo il sito americano di gossip Tmz , ammonterebbe a 40 miliardi di dollari. Una cifra che la Aeg ha già bollato come frutto di una mera speculazione da parte dei figli di Micheal Jackson, la cui carriera sarebbe già stata in declino, soprattutto a causa delle accuse di pedofilia.

I figli di Michael Jackson, comunque, in aula ci saranno e racconteranno la loro verità. Mancherà solo la più piccola, Blanket, 11 anni, ritenuta troppo giovane per rendere testimonianza. Dovranno smentire il racconto del dottor Murray, che agli inquirenti aveva già raccontato di come, la notte del 24 giugno 2009, Michael Jackson continuasse a lamentarsi perché non riusciva a prendere sonno. Dopo avergli somministrato a più riprese delle benzodiazepine, il medico passò al Propofol, prima di allontanarsi per andare in bagno, lasciando la star da sola per due minuti, ma senza attaccarla a una pompa di infusione, obbligatoria per regolare il farmaco. Al suo ritorno Murray ha raccontato di aver trovato Micheal Jackson già morto e di aver cercato di rianimarlo con un massaggio cardiaco sul letto, una superficie troppo morbida perchè questo potesse avere effetto.

Oltre ai ritardi con cui vennero chiamati i soccorsi (quasi due ore dopo il decesso), altre ombre sulla condotta del medico sono dovute al fatto che Murray, quella notte, telefonò più volte da due cellulari e inviò una mail a un funzionario della Lloyd's Insurance per rassicurare sulle condizioni di salute di Jackson, nonostante i tabulati telefonici dimostrino che la comunicazione avvenne quando la star era già morta.

Dalla autopsia sul corpo di Michael Jackson è emerso che le sue condizioni di salute generali erano abbastanza buone, per una persona della sua età, e confermò che il Re del Pop soffriva di vitiligine, una malattia della pelle che provoca la perdita di colore dell'epidermide, rendendola a macchie (Michael Jackson, dunque, non si sarebbe sottoposto a particolari trattamenti, ma nel giro di pochi anni sarebbe diventato bianco). Di certo il cantante, entrato nel Guinness dei Primati per essere l'artista di maggior successo di tutti i tempi con oltre 1 miliardo di dischi venduti, prima della sua morte era molto sotto stress, in vista dei concerti londinesi che lo stesso Jackson, nella conferenza stampa di annuncio a Londra, definì the final curtain call, ovvero la fine delle sue esibizioni.

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