Shopping compulsivo
Youtube/Greenpeace/DetoxMyFashion - 10 maggio 2017
Shopping compulsivo
Società

Malati di shopping? Arriva il detox

Oltre a inquinare, lo shopping compulsivo rende tristi, soprattutto i cinesi

Si chiama shopping compulsivo, è quella voglia irrefrenabile di acquistare, di seguire tutte le mode del momento, senza farsi mancare gli oggetti più fashion, specie nel settore della moda. Una forma di "mania" che colpisce molte persone nel mondo e soprattutto i cinesi, che fanno di tutto per seguire la cosiddetta fast fashion, la moda mordi e fuggi, in grado di produrre una quantità sempre maggiore di capi, in modo da cambiare le vetrine dei negozi pressoché ogni settimana.

Cina e Hong Kong, dove impazza lo shopping binge
Segno del cambiamento dei tempi, proprio l'ex impero comunista oggi è il paese più colpito dallo shopping binge, come viene chiamata questa forma compulsiva, che fa sì che si accumulino abiti e scarpe in modo eccessivo, per inseguire la moda, pur essendo consapevoli che non si indosseranno mai tutti. Come conferma un report commissionato da Greenpeace e condotto tra Cina, Hong Kong, Taiwan, Italia e Germania il dicembre 2016 e marzo 2017, comprare è un modo per tenere a bada lo stress, per "coccolarsi": il 60% degli intervistati in Cina ammette, però, di avere acquistato più del necessario. Una percentuale che sale a Hong Kong (68%), mentre è identica in Germania (60%). A Taiwan è pari al 54%, mentre in Italia è del 51%.

Molto spesso, però, si fa shopping pur non potendoselo permettere (46% Cina, 24% Germania e Italia, 42% Hong Kong, 29% Taiwan). Il risultato è che, una volta portati a casa abiti, t-shirt, scarpe e oggetti fashion, dopo l'iniziale entusiasmo, ci si sente tristi.

Come una sbornia
L'effetto dello shopping compulsivo, infatti, è paragonabile a quello di una sbornia: passata la sensazione di appagamento, arriva un senso di vuoto e, a volte, anche di vergogna. Spesso si ha paura di essere giudicati negativamente, tanto da arrivare in alcuni casi a nascondere gli acquisti, nel timore di critiche.

La campagna "detox"
Se andare per negozi può avere un effetto rilassante e appagante sul momento, è pur vero che a volte può anche rappresentare un freno. Gli acquisti online, invece, hanno peggiorato la situazione in molti casi, rendendo più semplice e veloce la vendita di prodotti. Il risultato che migliaia di persone sono ora "affette" da shopping compulsivo e necessitano di una sorta di disintossicazione. Da qui l'idea della campagna Detox My Fashion di Greenpeace, che esorta i grandi marchi della moda ad una produzione minore, ma di maggior qualità con benefici sia per gli acquirenti che per l'ambiente.

Lo shopping inquina
Fare shopping, comprando tra le migliaia di prodotti commercializzati ogni anno, ha infatti effetti negativi anche sull'ambiente. Secondo Kirsten Brodde, protagonista della campagna Detox My Fashion, aziende leader come H&M, Zara, Primark e Uniqlo hanno raggiunto livelli di produzione da record, per un valore di circa 100 miliardi, raddoppiando il numero di prodotti immessi sul mercato mondiale negli ultimi 15 anni. A questo si aggiungono gli aspetti ambientali, con un grande ricorso a sostanze chimiche pericolose nelle catene di approvvigionamento. L'obiettivo della campagna è anche quello di arrivare nel 2020 a vietare l'uso di queste sostanze e ridurre la quantità di rifiuti, prodotti anche dal settore moda.

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