Lo tsunami delle vanità
Lo tsunami delle vanità
Società

Lo tsunami delle vanità

La settimana della moda milanese è la fiera delle vanità in cui quel che avviene in passerella si abbatte come uno tsunami per le strade

Un mantra, quello dell’eccellenza del nostro sistema moda, che viene ripetuto costantemente da giornalisti e commentatori: il settore è un fiore all’occhiello, le imprese sono solide, gli stilisti hanno soldi veri con cui finanziano opere pubbliche e, evasori o no, versano cifre gigantesche nelle casse dello Stato.

La moda è un settore in cui lavora quasi un milione di persone.

Da qui, in questa Milano che periodicamente si fa centro del mondo, si disegnano le tendenze del futuro, in una caotica ragnatela di cause ed effetti che ci darà l’illusione di essere padroni del nostro guardaroba. Leggerezza e fiori per la donna con la gonna sembra essere la prima sentenza emessa in questi giorni di sfilate.

La moda, come ogni altro universo di elite, è un miraggio.

Questa massa di colletti bianchi che rumina dai buffet degli apericena aprendo portiere di utilitarie tirate a lucido per lasciar salire fidanzate magrissime ma mai abbastanza sperando nessuno si accorga che le mutande che indossano sono taroccate, è la cassa di risonanza dei vip, così irraggiungibili nella gaia evanescenza delle passerelle e delle feste esclusive.

Io non ho mai saputo seguire la moda. Per me sarebbe troppo stressante tentare di sapere sempre cosa è In e cosa è Out. Come il protagonista di American Psycho so che mi sarebbe fatale. Purtroppo sono fra quelli che vivono la moda di riflesso come la finta nerd interpretata da Anne Hathaway inchiodata dall’incontenibile Merryl Streep del Diavolo veste Prada:

"... Oh, ma certo, ho capito: tu pensi che questo non abbia nulla a che vedere con te. Tu apri il tuo armadio e scegli, non lo so, quel maglioncino azzurro infeltrito per esempio, perché vuoi gridare al mondo che ti prendi troppo sul serio per curarti di cosa ti metti addosso, ma quello che non sai è che quel maglioncino non è semplicemente azzurro, non è turchese, non è lapis, è effettivamente ceruleo, e sei anche allegramente inconsapevole del fatto che nel 2002 Oscar de la Renta ha realizzato una collezione di gonne cerulee e poi è stato Yves Saint Laurent se non sbaglio a proporre delle giacche militari color ceruleo. E poi il ceruleo è rapidamente comparso nelle collezioni di otto diversi stilisti. Dopodiché è arrivato a poco a poco nei grandi magazzini e alla fine si è infiltrato in qualche tragico angolo casual, dove tu evidentemente l'hai pescato nel cesto delle occasioni. Tuttavia quell'azzurro rappresenta milioni di dollari e innumerevoli posti di lavoro, e siamo al limite del comico quando penso che tu sia convinta di aver fatto una scelta fuori dalle proposte della moda quindi in effetti indossi un golfino che è stato selezionato per te dalle persone qui presenti... In mezzo a una pila di roba..."

Impossibile dirlo meglio.

E anche la consapevolezza non mi salverà, come non salverà voi, dai cavalloni giganteschi delle nuove tendenze. Saremo inevitabilmente travolti visto che ormai perfino la Pellegrini, un tempo sobria sportiva acqua e sapone, oggi ci toglie il fiato risucchiata dalla risacca di questo tsunami delle vanità.

Se è impossibile cavalcare l’onda, ed è impossibile restare indenni al suo passaggio, tanto vale ordinare un cocktail con l’ombrellino e godersela sbronzi sulla spiaggia.

Ma forse esiste uno scenario ancora migliore.

In questa lubrica esecuzione , con Cavalli improbabile bartender,  c’è tutta l’inafferrabile violenza della mondanità, tutta la decadenza, tutta l’espiazione e tutta la resurrezione che stanno dietro alle illogiche logiche della moda che ci travolgeranno

Ma ce ne andremo con stile.

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