LivesOn, il social network dei defunti

Non esiste l'immortalità? Sbagliato, la vita virtuale continua anche dopo la morte

L'home page di LivesOn

Barbara Pepi

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Un tweet dall'oltretomba o un messaggio Facebook dal Paradiso. Come se non bastasse l'irruenza dei social media nella vita terrena, ora ci sono alcuni ricercatori che stanno cercando di elaborare dei social network per chi non c'è più.

In pratica quando il Creatore dovesse avere il desiderio di richiamarci a sè, la nostra vita virtuale andrebbe avanti grazie a degli account ad hoc.

Il Twitter per chi non c'è più si chiama LivesOn e il suo motto recita: "When your heart stops beating, you'll keep tweeting" (quando il tuo cuore smette di battere, continua a twittare). Esiste già in versione Beta e a inizio marzo contava 7.000 iscritti. Chi crea un account su LivesOn permette al social di prendere atto della propria routine su Twitter: i followers, i tipi di tweet, la frequenza dei cinguettii, i retweet e quant'altro e nel momento in cui si passa a miglior vita (dopo che il decesso è stato segnalato da una persona incaricata) il proprio account continua la sua esistenza come se noi fossimo ancora tra i vivi.

Una sorta di zombie-social decisamente inquietante e che fa discutere. "Alcuni sono offesi, altri deliziati. Divide la gente per una questione di pancia, prima che filosofica o etica" ha commentato, sul Guardian, Dave Bedwood, uno dei cratori del progetto, sviluppato dalla compagnia britannica Mean Fighting Machine. "Immaginate se cominciasse ad essere considerato come un parziale ma legittimo metodo per continuare a vivere. La criologia costa una fortuna, questo servizio è gratis e scommetto che funzionerà meglio di una testa congelata", ha continuato.

Per chi invece preferisse l'immortalità su Facebook esiste DeadSocial che permette di postare status e notifiche su un profilo facebook posticcio che verrebbe attivato dopo la nostra morte. Da vivi avremmo la possibilità di inserire messaggi, dichiarazioni, note, auguri di compleanno, etc e di post-datarle ad anni o mesi a venire in modo che il destinatario possa riceverle mentre noi bazzichiamo per i campi Elisei.

Dietro ai progetti c'è una buona dose di autoironia e di desiderio di esorcizzare la morte. Secondo alcuni, in particolare, l'idea di continuare ad avere virtualmente vicino il proprio caro permetterebbe addirittura di diluire meglio l'elaborazione del lutto e di accettare con più dolcezza la scomparsa della persona cara.

Secondo altri, invece, si tratta solo un gioco di cattivo gusto che lucra sulla morte; questo è ancora più vero se si pensa che il creatore di DeadSocial avrebbe già pensato di coinvolgere nel progetto anche le major musicali per creare profili di cantanti famosi in modo da continuare a farli vivere (e guadagnarci su migliaia di dollari) anche dopo la morte.

"La Sony e la Univesal - sostiene l'imprenditore che ha progettato il social dei defunti - potrebbero volere che i loro artisti si iscrivano, così da mantenere viva la loro eredità dopo la morte. Pensate se Amy Winehouse l'avesse fatto. Avrebbe potuto pubblicare materiale inedito o rivelare particolari segreti della sua relazione con pete Doherty"

Come se già tutto questo non fosse abbastanza macabro qualcuno ha anche pensato di creare una sorta di avatar fatto a immagine e somiglianza della persona scomparsa (inclusa la voce e la personalità) che possa continuare a chattare, fare chiamate su Skype, foto per Facebook e quant'altro una volta che quella persona non ci sarà più.

Un incubo virtuale davanti al quale il concetto di 'eterno riposo' dovrebbe essere rivisto e modificato.

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