L'italiano "pazzesco" che ci dice chi siamo
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Società

L'italiano "pazzesco" che ci dice chi siamo

Neologismi: ricambio cellulare della lingua o metastasi mortali? Attraverso un libro l'autobiografia - non solo linguistica - di un Paese impazzito

I neologismi sono parte integrante della lingua.

Si tratta del ricambio cellulare del linguaggio, perché resti vivo.

Ma.

Inutile nasconderlo, spesso i neologismi sembrano più che altro metastasi, cellule impazzite che diventano incontrollabili e quindi mortali.

Tutti noi abbiamo idiosincrasie linguistiche che non possiamo ignorare. Parole nuove che ci mandano in bestia, parole nuove che diventano feticci che finiamo ad adorare come maniaci.


Per darci una mano a censirle è uscito per Marsilio un libro molto “smart” firmato da Luca Mastrantonio, giornalista del Corriere delle Sera, che mappa e stigmatizza le parole più in voga. Titolo: Pazzesco (una delle parole più abusate e snaturate della contemporaneità). Sottotitolo: dizionario ragionato dell’italiano esagerato.

Caratteristiche di questo nostro illogico neologico italiano sono appunto l’esagerazione, lo snaturamento di senso, l’orripilante italianizzazione di parole straniere ("Faccialibro" fa accapponare la pelle), l’utilizzo a sproposito di anglismi di cui ignoriamo il significato (specie se in forma di acronimi).

L'italiano che ascoltiamo in televisione o in metropolitana, l'italiano che leggiamo sui social network e nelle nostre chat è una lingua sempre più esasperata, che esaspera sempre di più chi, con piglio reazionario o barricadero, desidera opporre qualche forma di resistenza (gloriosamente vana).

Che siano le parole a essere uscite di senno o chi quelle parole le parla, l’inventario dizionariesco di Mastrantonio, con una generosa dose di ironia, ci consegna un quadro raggelante, che assume quasi i toni di un’autobiografia italiana degli ultimi (velocissimi) anni. Attraverso la mappatura e la definizione delle parole che non c’erano e che adesso ci sono, delle consuetudini, dei modi di dire (che riflettono lo stato della nostra società esattamente come i proverbi riflettevano la società contadina che li aveva partoriti) Mastrantonio ci racconta chi stiamo diventando, e come siamo diventati quello che stiamo diventando.

Se la coscienza rende liberi, affrontare la situazione è il solo modo per provare a vaccinarsi.

Ecco alcuni esempii che quotidianamente si fanno largo nei nostri dizionari mentali e telematici:

Adoro: il verbo che piace a chi si compiace.

Apericena: l’happy hour triste, ore pasti.

Epic fail: sbagliare da professionisti.

Femminicidio: la donna che fu uccisa due volte.

Geniale: la banalità del genio compreso.

Gentrificare: rendere fica la zona in cui si abita.

Postmoderno: viene dopo, non arriva mai.

Spoiler: lo sport dei guastafiction.

Stai sereno: controinformazioni meteo.

Whatsappare: in amore vince chi la spunta.

Più andiamo avanti nell'elenco più il nuovo linguaggio che avanza ci sembrerà un'orda di coprolalici zombie (altra parola censita), istupidita da un'ignota epidemia virale (ridaje), in cui possiamo riconoscere amici e parenti, fidanzate e amanti che non guarderemo più linguisticamente allo stesso modo.

Come in ogni Apocalisse-zombie che si rispetti, mentre cerchiamo un antidoto (l'opzione di sterminare l'orda non è un opzione, i nemici sono troppi!) dobbiamo fuggire e combattere singole e isolate battaglie. Sperando, nelle rare occasioni in cui ci riposiamo qualche ora in un rifugio sicuro e ben fortificato in compagnia di altri esseri umani ben selezionati, che nessuno sia stato morso e contagiato nel frattempo.

E, soprattutto, di non essere stati contagiati noi.

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