World's 50 Best Restaurant: vince il Noma di Copenhagen, Bottura terzo

Tra gli italiani premiati anche Enrico Crippa e Massimo Alajmo

Lo staff del Noma al completo – Credits: Ansa

Barbara Pepi

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Ancora una volta sul tetto del mondo: lo chef René Redzepi ce l'ha fatta. E' il suo Noma di Copenhagen  il migliore ristorante del mondo. A sancirlo l'annuale classifica dei World's 50 Best Restaurant, il concorso che ogni anno viene organizzato dalla rivista britannica Restaurant e premia i migliori chef del pianeta con i loro ristoranti. La giuria è composta da 900 esperti internazionali, tra cui super-cuochi e critici culinari. Ognuno di loro nomina sette ristoranti nei quali devono aver mangiato negli ultimi 18 mesi. E' la quarta volta per lo chef danese anche se, dopo la brutta intossicazione capitata a 23 clienti ospiti del suo locale, in pochi avrebbero scommesso sul ritorno alla vetta dell'Olimpo della ristorazione.

Lo scorso anno il primato di Redzepi era stato preso dal "El Celler de Can roca" di Girona, in Spagna che nel 2014 si è accontentato del secondo posto. Medaglia di bronzo per il favoritissimo Massimo Bottura dell'"Osteria francescana" di Modena che ha commentato: "Siamo tra i primi cinque al mondo, è una posizione che tutti vorrebbero avere. Siamo andati bene. Dobbiamo essere felici di esserci".

Ormai Bottura può, a buon titolo, essere considerato l'ambasciatore della cucina made in Italy nel mondo e della sua biodiveristà che tanto rappresenta il futuro della gastronomia a livello planetario "Perché il turismo enogastronomico - ha spiegato Massimo Bottura - cerca la biodiversità e in questo l’Italia non ha uguali".

Se l'italiano Bottura, così come l'eccellente Enrico Crippa che col suo "Piazza Duomo" di Alba si colloca al 29esimo posto del ranking mondiale, fa della connotazione regionale e della valorizzazione della materia prima la sua arma vincente, Redzepi guarda all'estero come ha spiegato durante la premiazione a Londra. "Abbiamo un piano per i prossimi quattro o cinque anni - ha spiegato - Il Giappone fa parte di quel piano. Nessuno ci ha invitato, abbiamo deciso noi, anzi io, perché volevo assolutamente provare. Staremo almeno due mesi. Vedremo cosa sapremo fare con gli ingredienti locali, poi torneremo a casa". 

La strada intrapresa con evidente successo da Redzepi è quella della valorizzazione della materia prima che nell'essenzialità del suo sapore diventa la bussola dello chef. Per questo l'idea del progetto giapponese interessa e incuriosisce il pubblico della gastronomia.

Nella classifica dei 50 ristoranti migliori al mondo, al quarto posto, si trovano l'"Eleven Madison" di New York e l'"Heston Blumenthal" di Londra. Per scorgere un'insegna francese bisogna aspettare l'undicesimo posto dove si piazza "Mirazur" di Mentone. Solo due le donne premiate e la migliore chef al mondo è la brasiliana Helena Rizzo, di "Mani", a San Paolo.

Per quanto riguarda gli italiani oltre ai già citati Bottura e Crippa tra i best 50 c'è anche Massimo Alajmo e il suo "Le Calandre" (46esimo posto). E' uscito dall'Olimpo della ristorazione invece Davide Scabin, 51esimo con "Combal Zero" che ha commentato: "I paesi che vincono, come laDanimarca, sono paesi dove è stato deciso di investire nella gastronomia e nella promozione dei ristoranti all’estero. Da noi manca completamente questo appoggio da parte delle istituzioni"

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