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Vacanze studio alternative (per imparare divertendosi)

Per perfezionare una lingua straniera occorre fare un'immersione totale nel Paese in cui viene parlata. Stando alla larga dai connazionali.

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Sono segreti meglio custoditi di quello di Fatima. Le mamme ne fanno cenni carbonari davanti a scuola, i papà li sussurrano ai colleghi, i nonni ne parlano sottovoce agli amici... Stiamo parlando dei centri all’estero in cui mandare i ragazzi a perfezionare l’inglese, il francese o il tedesco: campus, scuole o campi estivi dove le lingue si imparano davvero.
Niente a che vedere con le vacanze studio organizzate, che portano ogni estate truppe cammellate di ragazzi italiani in Inghilterra, Irlanda o Stati Uniti. Gli indirizzi bisbigliati a mezza voce sono di college nella campagna inglese, di chalet sulle Alpi svizzere, di magioni nelle colline sveve, ma anche di campeggi sui laghi canadesi, di ostelli sulle montagne austriache o di capanne di legno sulle spiagge americane. Tutti a costi non molto più alti (talora anche più bassi) delle classiche vacanze studio. E tutti caratterizzati dallo stesso minimo comun denominatore: l’assenza (o quasi) di italiani e, nei limiti del possibile, anche di stranieri. Perché il punto è questo: per padroneggiare una lingua è indispensabile fare un’immersione totale nel Paese in cui viene parlata. Occorre usarla a colazione, pranzo e cena; allo stadio o alla stazione; per strada e al cinema. Ma per riuscire a farlo occorre stare alla larga dai connazionali.
«Prendere consapevolezza della realtà locale e relazionarsi con le persone del posto: quando scatta questo tipo di coinvolgimento, migliora anche l’apprendimento» spiega Raffaele Pirola, responsabile comunicazione di Intercultura, l’organizzazione che dal ‘55 organizza scambi scolastici internazionali, ma che offre anche programmi estivi per ragazzi (https://www.intercultura.it/estivi). A differenza delle classiche vacanze studio, dove i ragazzi stanno per lo più fra di loro durante il giorno e la sera rientrano presso famiglie pagate per ospitarle, Intercultura offre un vero scambio culturale, grazie alla sua fitta rete di volontari, fra i quali ci sono anche le famiglie ospitanti (a eccezione di Inghilterra e Irlanda).   
Già, perché solo imparandola sul campo una lingua diventa parte di sé. Se ne è resa conto Maria Teresa Giussani, imprenditrice milanese fondatrice dell’azienda di divise per scuole private LM School Uniforms, che ha cominciato presto a portare i suoi tre figli in Inghilterra a perfezionare l’inglese. «Ho iniziato in una scuola di Londra» racconta. «Ma non ne sono rimasta soddisfatta, perché le lezioni a tavolino insegnano molto meno rispetto a un’esperienza sul campo a diretto contatto con bambini inglesi, mentre si gioca a pallone o si fa un corso di fotografia». Maria Teresa si è dunque messa alla ricerca di una struttura che rispondesse alle sue necessità: «L’unica che ho trovato, dove potevo accompagnarli, è stata la scuola estiva del Marlborough college». Vale a dire la boarding school nella campagna del Wiltshire frequentata da Kate Middleton, che ora vorrebbe mandarci anche il principino George. «Frequentarla ha aiutato moltissimo i miei figli a migliorare l’inglese» prosegue Maria Teresa. «Senza accorgersene, e divertendosi, hanno imparato molto di più a Marlborough rispetto ai tre anni nella scuola di Londra con corsi a tavolino». Al punto da riuscire poi a spostarsi dalla scuola italiana alla scuola inglese, negli anni di passaggio fra medie e superiori.
La Marlborough college summer school (https://summerschool.co.uk/) è un campo estivo multigenerazionale che offre corsi, a partire dai tre anni di età. Nata nel 1975 avendo ccome target i nonni e i nipoti del circondario durante le vacanze estive, oggi è diventata una macchina da guerra che offre centinaia di corsi a migliaia di persone, in arrivo anche dall’estero. Ma questo sta diventando un problema perché, come hanno riscontrato i veterani, sta aumentando anche il numero di italiani in arrivo. Apriti cielo: subito è partita la caccia alle alternative. In un turbinio di messaggi, telefonate e mail, le mamme hanno iniziato a scambiarsi dritte, consigli e suggerimenti. «Per non trovare italiani occorre andare dove vanno i locali, in centri come Parents get lost (https://www.pgl.co.uk/)». «Meglio ancora i posti che non offrono alloggio, come il Camp Beaumont  (https://www.campbeaumont.co.uk/)». «Non sottovalutare i corsi sportivi, come la vela ai Glénans per il francese (https://www.glenans.asso.fr/) o l’equitazione in Austria per il tedesco (https://www.camps.at/en/camps-overview/camp/reit-und-pferdecamp-gipsy/)» «E perché no le mete insolite, come il Belgio per il francese?».
Infine, per chi conosce abbastanza bene l’inglese, c’è la crème de la crème: i corsi estivi dei Collegi del mondo unito. Il network è stato fondato nel 1962 per promuovere, attraverso l’istruzione, la pace e lo sviluppo sostenibile. Presieduto da personalità come Nelson Mandela, il principe Carlo e Lord Mountabatten, raggruppa 17 fra collegi e scuole in tutto il mondo. «Alcuni di questi organizzano corsi estivi, in inglese, su temi specifici: pace, sviluppo sostenibile, leadership» racconta Valentina Bach, segretario generale al Collegio del mondo unito dell’Adriatico a Duino (Trieste). «Ai corsi si accede facendo domanda tramite il sito https://www.uwc.org/shortcourses. Talora c’è una selezione, ma in linea di massima non è difficile essere ammessi. Alcuni offrono anche delle borse di studio».


 
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