Tattoo, le ultime tendenze: arriva il Cityscape

Come sono cambiati (e aumentati) i tatuaggi, soprattutto tra le donne

Eleonora Lorusso

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I tatuaggi piacciono, piacciono sempre di più e sempre più alle donne: tra gli italiani dai 12 anni in su che hanno un tattoo sul corpo, il 13,8% è donna, rispetto all'11,7% di uomini. Se braccia, gambe e spalle sono i posti preferiti da questi ultimi per i propri tatuaggi, il gentil sesso punta invece su schiena, piedi e caviglie. Ma non è l'unico dato che emerge da una ricerca, condotta dall'Istituto Superiore di Sanità e da Ipr Marketing, che hanno fotografato i gusti di 8.000 persone, prese a campione.

Cityscape-mania

L'ultima tendenza in fatto di tattoo, infatti, sembra essere il "cityscape", ovvero il tatuaggio che riporta sulla pelle lo skyline di città, con la linea d'orizzonte creata da grattacieli e palazzi. Non mancano poi i tatuaggi a linea singola e continua, che richiedono una certa abilità anche in chi li esegue.

Tra le richieste che giungono a quelli che - non a caso - vengono chiamati tattoos artists, poi, ecco le intramontabili scritte, soprattutto del proprio "lui"o della propria "lei": un fenomeno che non tramonta, nonostante i numerosi esempi di vip che si erano fatti tatuare il nome del marito/moglie/fidanzato/compagna, salvo poi lasciarsi, da Angelina Jolie a Belén. Per ovviare a questo inconveniente, però, di recente sono in molti a tatuarsi i nomi dei figli, che almeno non cambiano nel corso della vita.

Novità
Tra le novità, invece, ci sono i tatuaggi surrealisti, ovvero quelli che ricordano l'arte pittorica del primo Dopoguerra, con sfumature e temi romantici, che creano l'effetto di un dipinto a olio, a tempera o ad acquerello.

Altro filone piuttosto richiesto è rappresentato dai cosiddetti "dots", ovvero i tattoo a puntini o pallini, che rendono al meglio su disegni di dimensioni più grandi e viste più da lontano. Tra i tatuaggi gettonati e più tendenza, poi, ecco anche gli "optical", che hanno l'effetto del 3D con immagini che risultano come in rilievo sulla pelle.

Dai primi tattoos a oggi
Molto è cambiato, dunque, dai primi tatuaggi, quelli scoperti con stupore dal navigatore inglese James Cook, al suo arrivo a Tahiti a fine '700: a lui si deve, infatti, la denominazione di "tattow", che derivava dal rumore del legno picchettato sull'ago utilizzato per bucare e disegnare la pelle dagli abitanti dell'isola della Polinesia francese, dove sbarcò il capitano inglese. Il termine è poi stato ripreso dai francesi (tatouage) e italianizzato in "tatuaggio".

Le prime tracce di tatuaggi, in realtà, risalgono a prima ancora e in particolare il primo esempio di tattoo è quello della mummia dell'Uomo di Pazyryk, trovato nell'Asia centrale. Esempi di tatuaggi ci sono anche nell'antico Egitto e nell'antica Roma, quando molti cristiani, prima che questa religione diventasse lecita, si tatuavano simboli sacri per marcare il proprio credo.

Se per il criminologo Cesare Lombroso (1835-1909) il tatuaggio era il simbolo dei delinquenti, negli anni '50 i tattoos si sono diffusi maggiormente tra la gente comune, smettendo di essere appannaggio dei marinai, che non a caso si tatuavano soprattutto ancore, cuori e donne sensuali.

Vietati dall'islam, che ammette solo quelli temporanei con l'henné (la colorazione rossa, che si ricava da una pianta), i tatuaggi sono invece molto diffusi nella cultura maori e in Oceania in generale, tanto che non a caso i tatuaggi tribali restano tra i più apprezzatti.

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