Swatch: la rivoluzione plastic chic compie 30 anni

Lanciato ufficialmente nel 1983, rivoluzionò il mondo degli orologi

Giampiero Negretti

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Una timida onda che poi è diventata uno tsunami: lunghe code davanti ai negozi e ai duty free shop, scambi tra collezionisti a ritmi forsennati e una borsa nera che neanche ai tempi del proibizionismo... Compie 30 anni lo Swatch, l’orologio di plastica lanciato ufficialmente nel 1983 (ma fu progettato prima) che rivoluzionò il mondo dei segnatempo: movimento al quarzo con una cinquantina di pezzi in tutto contro i 90-150 di un orologio convenzionale, processo di produzione meccanizzato e prezzo abbordabilissimo, 50 franchi in patria e 50 mila lire in Italia. Ma soprattutto lo Swatch, contrazione di Swiss e di watch, salvò l’industria orologiera svizzera.

E pensare che tutto è nato da un prototipo piuttosto spartano, chiamato Popularius, i cui primi esemplari furono accolti senza particolare trasporto nel mercato americano. Ma sotto la guida di Nicolas G. Hayek la swatchmania dilagò: tra i modelli Scuba, Chrono, Pop, Verdura e Art, furono 100 milioni i pezzi venduti fino al 1992 e più di 333 fino al 2006 (ultimo dato ufficiale). Cifre che, senza attendere dati più aggiornati, ne fanno l’orologio più venduto di tutti i tempi. Senza parlare delle cifre alle aste internazionali: decine di milioni di lire per gli orologi della serie Art, come quelli disegnati da Keith Haring, Folon, Mimmo Paladino e Kiki Picasso, per citarne alcuni.

L’ultima asta si è tenuta a Hong Kong alla fine del 2011 e una delle collezioni più complete (4.363 modelli sugli oltre 5 mila prodotti) è stata aggiudicata per 5,1 milioni di euro.

Per il trentennale spicca tra tutti lo Swatch Est, trasparente e oro, sosia dell’Original Jelly Fish del 1983.

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