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Plénitude 2 di Dom Pérignon, uno champagne nato sotto le stelle

Frutto della vendemmia 2002, dopo un lungo riposo ecco l'ultimo astro della casa francese. Raccontato dal suo creatore

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Marco Morello

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da Tenerife

Sopra un oceano di nuvole galleggia uno spettacolo da stordimento dei sensi: negli attimi finali del tramonto, il cielo brilla di un arcobaleno di colori, finché ogni luce sfuma per lasciare posto alle stelle. Sono una moltitudine di lanterne bianche, un denso e luccicante mosaico di coriandoli luminosi. Impossibili da scorgere in città, possenti qui, nel buio profondo a migliaia di metri d’altezza. Ci troviamo sull’isola vulcanica di Tenerife, al centro delle Canarie. Ai vertici del monte Teide, tra i vortici delle cupole bianche di un osservatorio e il nero polveroso della lava cristallizzata dal tempo. Il mare ondeggia a valle, sfondo impalpabile di contorno. È uno scenario lunare, di odissee alla Kubrick, in cui Dom Pérignon ha scelto di presentare il suo nuovo Plénitude 2.

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Plénitude 2 2002 di Dom Pérignon – Credits: Dom Pérignon

I prodigi della quiete

Uno champagne che sulla bottiglia svela il suo anno di  vendemmia: 2002. Poi un lungo riposo, una lenta e controllata maturazione nell’oscurità delle cantine, per lasciargli assumere vigore, conquistare struttura, guadagnare profondità. «È l’ultima evoluzione del nostro universo. Come gli astri ha diverse traiettorie, varie intensità, differenti annate. Degustare champagne è quasi assaggiare gocce di stelle» racconto a Panorama Vincent Chaperon in un inglese accentato di francese. Bicchiere in mano, cordialità informale, è lo chef de cave, il personaggio incaricato di creare quest’alchimia da bere, di continuare a reinventarla ciclicamente per sorprendere il pubblico. «Organizzando» spiega «la diversità che la natura offre per raggiungere un’armonia».

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Vicent Chaperon, chef de cave di Dom Pérignon – Credits: Dom Pérignon

Un caleidoscopio di sensazioni

Chaperon ha una sua idea precisa di «fine wine», di vino d’eccellenza: «Deve essere capace d’adattarsi. A diversi contesti, situazioni, compagnie, cibi. Stupire, non risultare noioso». Plénitude 2 abbraccia alla lettera tale missione di dinamico eclettismo, d’apertura alle contaminazioni, rivelando al naso note di frutti canditi, frangipane, spezie dolci e coriandolo fresco. Mentre al palato ha una persistenza intensa, una salinità dall’accento lieve di liquirizia. L’assaggio regala un caleidoscopio di sensazioni, come sotto una volta celeste rischiarata da un cielo stellato.   

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