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Playboy Italia: "Se una donna vuole posare nuda, perché censurarla?"

Parola di Andrea Minoia, il direttore editoriale dell'edizione italiana della rivista

Playboy Italia

Barbara Massaro

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Playboy America ha deciso di rivestire le conigliette. Una scelta ragionata e, a detta di Andrea Minoia, editore dell'edizione italiana della rivista, la più "trasgressiva" mai fatta da Playboy.

In Italia, però, questo non avverrà. Lo ha confermato lo stesso Minoia nel corso dell'intervista che ha concesso a Panorama.it specificando che il nudo rimarrà in nome del "Rispetto dell'autodeterminazione della donna che se sceglie e vuole posare nuda ha tutto il diritto di farlo" (anche con l'aiuto del fotoritocco).

Come ha accolto l'Italia la nuova linea editoriale della rivista?

La cosa non ci ha sorpreso più di tanto. Anche se parliamo di un'edizione che non è la nostra, perché ogni edizione di Playboy è indipendente e ha libertà editoriale nella creazione dei contenuti, quello che possiamo confermare è che, secondo noi, l'obiettivo dell'edizione americana era quello di dare una svolta definitiva a un processo già in atto da parecchio tempo.

Playboy, che è stata identificata come una rivista di intrattenimento per adulti, da parecchio tempo è, nei fatti, un contenitore di lifestyle e di approfondimento il cui focus non poggia più solo sull'erotismo ma su un approccio, più ad ampio raggio, sull'universo femminile.

Esaltazione della bellezza e ricerca di sensualità, in un gioco delle parti catturato dall'occhio dei più grandi fotografi del mondo. Un taglio, se vogliamo eclatante, ma sicuramente in linea con quello che è il prodotto editoriale che oggi è in edicola.

In Italia non possiamo fare altro che abbracciare questo cambiamento e rilanciamo, approfittando di questo spunto per far sì che, da domani, passeremo la palla alle donne che continueranno ad essere protagoniste delle nostre pagine. Quindi l'edizione italiana, diversamente da quella americana, vedrà alternare sulle proprie pagine dei nudi, ma la scelta di quanto mostrare di sè sarà in mano alle protagoniste e alla loro voglia di stuzzicare il desiderio dei nostri lettori.

Per noi è un ampiamento del nostro raggio di azione (in termini editoriali) e questo nuovo approccio di maggiore libertà è legato ad argomenti delicati come l'autodeterminazione femminile. Se una donna vuole posare nuda perché dovremmo censurarla?

Sul New York Times veniva riportata la dichiarazione di uno dei responsabili di Playboy America che più o meno diceva: "Ormai il nudo è a portata di clic per tutti, l'interesse per la nudità è andato modificandosi". 

Sicuramente l'avvento di Internet ha cambiato in generale la modalità di fruizione dei contenuti e di questo gli americani si sono resi conto. Del resto il successo dell'edizione online e in generale delle attività digital degli americani hanno sicuramente contribuito a questo cambiamento che prevede la mancanza, a partire da marzo, del nudo nel giornale. Credo che alla base di questo nuovo corso di Playboy ci sia una semplice domanda che è stata posta dal team che lavora sui contenuti: che impatto avrà questo con i nostri lettori ? La risposta è stata: nessuno. La ricerca del nudo non può più essere d'altronde un perno su cui creare un prodotto editoriale ed Io, come editore, non posso che essere d’accordo.

Mi voglio ancora tenere però la libertà di giocarmi la possibilità di proporre o non proporre nudo integrale nella nostra edizione. Per i lettori italiani le possibilità aumentano e immagino molte nostre celebrity (non nego spesso in difficoltà sul nudo integrale) finalmente raccontate con le immagini che solo Playboy sa regalare.

In che modo è cambiato il pubblico di Playboy nel tempo?

Il pubblico di Playboy è cambiato nel tempo come quello di tutti i giornali e in generale dei media del mondo. La novità non è che il pubblico di Playboy sia cambiato, e questo è un dato di fatto, ma che sia cambiato l'approccio dell'edizione americana di Playboy che in tal modo vuole raggiungere proprio questo nuovo pubblico.

Quanto peso hanno avuto i social network nella decisione di "vestire" le conigliette?

Il peso dei social network e in generale l'approccio di quello che è definito l'audience millennial sicuramente ha avuto un ruolo fondamentale.

Scorrendo le pagine dei social dopo la dichiarazione fatta da Playboy US, in modo abbastanza prevedibile, si trovano approvazione e malcontento allo stesso tempo. Approvazione da parte del pubblico che Playboy USA vuole provare a conquistare, cioè quello più giovane, mentre qualche malcontento arriva dal segmento più alto (in termini anagrafici) del pubblico affezionato al vecchio modello in cui il nudo rivestiva un ruolo fondamentale.

Del resto con un cambiamento del genere è ovvio che qualcuno venga scontentato. La scommessa per Playboy è se questi nuovi lettori che hanno già conquistato sui social network possano continuare a essere coltivati nel futuro diventando anche appetibili per un mondo di inserzionisti sempre più variegati e che vede nei millennials, quindi nelle nuove generazioni, il pubblico più importante

Com'è la playmate 2.0?

La Playmate 2.0, per quanto riguarda l’edizione italiana, non fa che rafforzare quella che è una posizione di libertà che il giornale ha già cercato di conquistare con successo negli ultimi anni. Sarà una Playmate ancora più libera, sia nel rappresentare se stessa come meglio crede, a questo punto anche senza quel vincolo informale di nudità che era richiesto fino ad oggi.

Sicuramente questa cosa non farà altro che allargare il bacino di donne interessate e penso che da un certo punto di vista permetterà di sdoganare finalmente Playboy come giornale per un pubblico più ampio. E magari qualche donna si sentirà autorizzata nel leggerci per scoprire un pochino di più sul mondo che un appassiona anche loro, cioè quello degli uomini.

Quale sarà lo strumento di seduzione che andrà a sostituire il corpo nudo?

Definire il corpo nudo uno strumento di seduzione è un po' in controtendenza. La nudità appartiene oramai alla realtà quotidiana e forse la decisione di Playboy è la più trasgressiva di sempre. Sui servizi di cover italiani fatti finora da GianPaolo Barbieri, quello di Giorgia Crivello e quello delle Donatella anche se non di nudo integrale, pensiamo non manchino di sensualità e sexappeal. Perché il soggetto qui non è la nudità ma è la bellezza femminile che quindi continuerà a essere un ingaggio sui nostri lettori.

Per quanto riguarda l'America di faceva cenno anche un più moderato uso del fotoritocco. Accadrà anche in Italia?

Dipende. In realtà spesso e volentieri l'utilizzo del fotoritocco è indispensabile. Posare nudi è un’esperienza anche dal punto di vista emotivo, molto forte. Mettersi a nudo espone alla fragilità chi lo fa.

Il corpo umano sappiamo non essere sempre perfetto e privo di difetti, e le macchine fotografiche moderne che hanno delle risoluzioni incredibili riprendono perfino i pori della pelle, quindi il fotoritocco è più una questione di tecnica applicata per ragioni estetiche. Certo, ogni tanto si esagera, anche noi abbiamo esagerato, anche gli americani hanno esagerato.

A volte capita anche per venire incontro magari a qualche piccola fissa, che obiettivamente è più nella testa delle donne che vengono scattate che negli occhi degli uomini che le guardano. Quindi dire che non si utilizzerà più il fotoritocco mi sembra azzardato, anche se concordo sul farne un più moderato utilizzo. I grandi fotografi usano con disinvoltura il ritocco non solo per il corpo ma anche per la fotocomposizione per ricreare ambienti che addirittura non esistono.

Io sono personalmente favorevole, penso che faccia tutto parte di un processo creativo che ha a che fare con l’arte. Poi se ci chiediamo se le donne che vediamo sui giornali esistono, io in realtà dico di no, non perché siano photoshoppate ma perché sono delle dee e sono comunque inarrivabili, lontane dalla realtà e perché rimangono un desiderio. E forse la chiave della sensualità che viene tanto richiesta in Playboy è proprio questa.

I maligni dicono che Playboy USA così perderà la sua "anima" per "svendersi" alla Rete e alle ragioni dei clic. Cosa risponde a queste persone?

Non penso che si tratti di una svendita, anzi penso che il ragionamento che è stato fatto su Playboy sia un ragionamento di business.

L’anima di una rivista non è determinata da quello che si pubblica nel momento in cui quello che si pubblica è il frutto dei tempi in cui si vive.

Playboy ha visto sulle proprie pagine da Murakami a Italo Calvino, Marilyn Monroe, Cindy Crawford e i grandi personaggi continueranno a non mancare mai proprio come noi, nel nostro piccolo, crediamo nella narrativa e nel dibattito, politico o sociale che sia, con un taglio sempre leggero e spensierato.

Parliamo comunque di infotainment  e nessuno ha l'ambizione di far diventare Playboy un serioso giornale di approfondimento. Penso che i maligni di fronte a questo cambiamento e anche al successo di traffico e di pubblico che Playboy continua ad avere dovranno tacere.

Poi, come sempre, il tempo è galantuomo e sarà proprio il tempo a definire se la scommessa di un uomo, Hugh Hefner, che 62 anni fa ha fondato questa rivista su cui ha costruito un impero legato al mondo della sensualità, ci avrà visto giusto anche questa volta. Secondo noi sì.

 

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