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Petite Mort, le nuove pellicce "etiche" che fanno discutere

L'idea è venuta ad un'imprenditrice americana che trasforma animali morti in incidenti stradali in giacconi e cappotti per signore

pellicce

Barbara Massaro

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C'è chi apprezza l'iniziativa e chi grida allo scandalo, ma in ogni caso l'azienda Petit Mort fa parlare di sè. L'idea è nata dalla mente dell'imprenditrice Pamela Paquin che ha trovato la terza via tra la pelliccia che uccide animali vivi e quella ecologica. E' stata chiamata "Pelliccia etica" e, in pratica, viene creata riutilizzando il pelo di animali morti in incidenti sdradali per creare giacconi e cappotti "naturali".

Le "Petit mort fur" sta avendo un buon successo commerciale, inaspettato, a detta della Paquin, che vende i capi ad 800, 1.000 euro l'uno, ma l'iniziativa non convince gli animalisti. 

"Ho sempre amato gli animali e ho sempre lavorato in una fattoria – ha raccontato Pamela, che ha 39 anni e vive vicino a Boston, nel Massachusetts – Ci sono tantissimi incidenti d'auto che coinvolgono animali in America. Sapevo che l'idea sarebbe stata popolare, ma non sapevo quando sarebbe decollata".

A fornire la materia prima all'azienda è l'Highway Department and Animal Control che è autorizzato a raccogliere i cadaveri delle vittime della strada e dopo un lungo procedimento di pulizia e cucitura le "vittime delle strada" vengono trasformate in pellicce.

Gli animalisti si sono rifiutati di aderire al progetto sostenendo che l'uso di certi capi d'abbigliamento debba essere da scoraggiare in senso assoluto e aggiungendo che nel progetto della Paquin c'è ben poco di "etico".

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