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Peta, il nuovo spot fa discutere

E' giusto paragonare lo stupro che subiscono le donne alla violenza vissuta dagli animali?

Peta, il nuovo spot che fa discutere

Barbara Massaro

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Fa discutere il nuovo spot animalista di Peta, l'associazione che difende i diritti degli animali nota per le sue campagne choc. Questa volta, però, Peta pare essersi superata paragonando mucche, galline e maiali alle vittime degli stupri.

Secondo Peta anche gli animali vengono stuprati ai fine della riproduzione e per potenziare l'allevamento intensivo e l'organizzazione lascia intendere che le bestie possono vivere sentimenti e situazioni analoghi a quelli delle donne.

Per questo lo spot, in bianco e nero, utilizza primi piani di donne che raccontano la propria esperienza di violenza con frasi del tipo: "Mi tenevano ferma"; "Mi sono venuti sopra in due"; "Io gridavo"; "Mi hanno messa incinta"; "Io per loro sono solo un oggetto".

Le testimonial, dopo i primi 30 secondi di spot prendono in mano la foto di un animale in gabbia e sostengono che anche mucche e pecore abbiano vissuto la stessa esperienza e chiedono agli utenti di non essere complici di una simile pratica e quindi di sposare la causa vegata. La rete è insorta in maniera abbastanza compatta.

"Come osate paragonare le donne stuprate agli animali?" scrive qualcuno e un altro aggiunge: "Sfruttate ai vostri fini propagandistici la sofferenza delle vittime di violenza" e un terzo rincara: "Siete riusciti a disumanizzare lo stupro, come se le donne fossero animali".

Da parte sua Peta non fa marcia indietro e tramite la sua Presidente Ingrid Newkirk sottolinea come: "Viene considerato stupro quando qualcuno viola gli organi sessuali di un altro senza il suo permesso. Gli animali in gabbia subiscono ogni giorno questo trattamento e quindi vengono stuprati. Chiunque non accetta lo stupro sulle donne deve fare lo stesso con gli animali".


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