Barbara Massaro

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Un mito non muore mai e la scomparsa di Paolo Villaggio - deceduto a Roma all'età di 84 anni dopo una lunga malattia - determina l'ingresso della sua arte comica nell'Olimpo dell'eternità.

La notizia della morte dell'attore è stata data dalla figlia Elisabetta che ha scelto Facebook per annunciare l'addio di Villaggio scrivendo: "Papà, ora sei di nuovo libero di volare".

Il tributo social a Villaggio

E proprio i social network, in tempo reale, sono diventati cassa di risonanza del dolore di un Paese intero che nei personaggi di Villaggio, dal Ragionier Fantozzi in poi, si è riconosciuto nei suoi tic, nelle sue miserie e in quei cliché della piccola borghesia del secolo scorso che oggi appare fuori tempo massimo, ma che ricorda un'Italia che non c'è più. Quella del posto fisso, della gita aziendale, del "Lei" e dei congiuntivi nobilitanti. Del frittatone con cipolle davanti alla partita e delle corna col panettiere.

L'Italia di Fantozzi

Si tratta del ritratto di un'Italia nella quale le ultime generazioni faranno fatica a riconoscersi, ma che è stata vera e ferocemente messa in scena da quel genio comico di Paolo Villaggio. A lui oggi il mondo della cultura, del cinema, della politica e dello spettacolo rende omaggio.

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"Novantadue minuti di applausi" scrive l'Accademia della Crusca mentre qualcun altro cita lo stesso Villaggio che aveva detto: "In Italia si tributano meriti agli artisti solo dopo la morte. Come se la morte nobilitasse".

Non solo comico

Come tutti i grandi comici Paolo Villaggio aveva un'anima profondamente drammatica e per aver lo spessore del suo talento attorale era necessario vederlo a teatro.

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Immenso nelle vesti dell'Avaro di Moliere o nel Delirio di un povero vecchio mentre il suo epitaffio artistico lo si può trovare in Mi piacerebbe non andare al mio funerale, piéce messa in scena nel 2016, ultimo lavoro teatrale dell'attore.

Fantozzi: un borghese piccolo, piccolo

Oggi però, la Rete ha voglia più che altro di ricordare il Ragionier Ugo e la sua malinconica ironia, il sarcasmo amaro e la risata strappata con gli occhi lucidi. Pochi come lui hanno saputo raccontare le piccolezze degli italiani. Scrive Paolo Ruffini: "La miserabilità di Fantozzi è stata catartica. Ci ha fatto sentire migliori e mai in colpa". 

Selvaggia Lucarelli, invece, ricorda una battuta di Fantozzi contro tutti e scrive: "E’ morto, Paolo Villaggio. Ma Fantozzi è vivo e vegeto. Del resto, lo diceva lui a Pina, mentre tornavano a casa in macchina con la scritta 'Fantozzi è uno stronzo' che campeggiava il cielo, in Fantozzi contro tutti:'Pina, loro non lo sanno, ma io sono indistruttibile e sai perchè? Perché sono il più grande perditore di tutti i tempi!'". 

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