Eleonora Lorusso

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Che ci si lamenti del caldo, non appena la colonnina di mercurio sale, non stupisce, ma che in Siberia il termometro segni tra in media 23 gradi in questi giorni, con conseguente "caccia ai gelati", è una novità. Così come è anomalo il freddo che ha investito la Russia, tanto far crollare proprio le vendite di gelato a Mosca e dintorni. Se le conseguenze da un di vista climatico sono incerte, di sicuro i commercianti russi sono in crisi, con una riduzione delle vendite di cinque volte rispetto alla media stagione. I magazzini russi sono così pieni di gelati. Per far fronte "all'emergenza", si è dunque deciso di inviare le scorte negli Urali e in Siberia, dove appunto i gelati, nel pieno di un caldo inusuale, sono molto più graditi.

Lo stesso, per la verità, sta accadendo anche in Cina, dove i gelati russi stanno spopolando, ma in questo caso il caldo non sembra centrare: il boom che ha fatto aumentare di 5/6 volte le vendite negli ultimi anni, pare piuttosto dovuto alla moda di gustare questo dolce particolarmente dissetante e fresco.

Arizona, aerei a terra per il troppo caldo

Negli Stati Uniti, intanto, e in particolare in Arizona il caldo sta creando ben altro genere di problemi. A Phoenix, infatti, sono già stati cancellati circa 50 voli nelle scorse ore a causa delle temperature troppo elevate al suolo. Ma non è tutto, perché American Airlines ha annunciato la cancellazione di altre decine all'aeroporto Sky Harbor, in particolare di tutti quelli in partenza tra le 15 e le 18.

Si tratta di una misura resa necessaria, perché la maggior parte dei velivoli operati dalla compagnia aerea è costituita da bimotori Bombardier CRJ, che possono volare solo fino a temperature di 48°C e vengono utilizzati soprattutto per tratte di medio raggio. A Phoenix se ne sono registrati almeno 40, dunque il margine di affidabilità nella manovre è ridotto: quando fa troppo caldo, infatti, l'aria diventa più rarefatta e ha una densità più bassa, dunque viene ridotta la forza di portanza generata dalle ali. Un elemento fondamentale perché gli aerei decollino in sicurezza. I Boing e gli Airbus possono arrivare anche a un limite di 52-53 gradi, ma le compagnie hanno deciso di tutelarsi e operare nella massima prudenza. La temperatura maggiore mai registrata a Phoenix è stata di 50 gradi, il 26 giugno del 1990.

"Ubriachi" di calore

Le forti ondate di caldo, oltre a far moltiplicare gli appelli per una corretta esposizione ai raggi solari e una giusta idratazione, hanno spinto gli esperti anche a ricordare di non sottovalutare gli effetti dell'afa e delle alte temperature per chi viaggia in auto. Mettersi alla guida sotto il sole cocente equivale infatti a farlo con un tasso alcolemico di 0,5 grammi per litro nel sangue" come spiegato da Angel Suarez, ingegnere presso il Centro Tecnico Seat di Martorell, in Spagna. Insomma, il sole rende un po' "ubriachi", specie se all'interno dell'auto si toccano temperature superiori ai 35 gradi, che rallentano le reazioni nel corpo umano, proprio come dopo aver bevuto una birra media. Da qui il consiglio ad aprire per 30 secondi i finestrini dell'auto prima di salire a bordo e accendere il condizionatore. L'aria fresca andrebbe poi distribuita in modo omogeneo in tutto l'abitacolo, evitando l'uscita solo nella parte anteriore. La temperatura non dovrebbe comunque scendere al di sotto dei 21 gradi, per non incidere troppo sui consumi e per evitare uno sbalzo di temperatura eccessivo quando si scende dalla vettura.



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