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Lollapalooza, la fiera del divertimento formato festival

Il racconto dell’edizione berlinese della celebre rassegna musicale, tra acrobati, bestie giganti e altre distrazioni imprevedibili

Lolla-apertura

Marco Morello

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da Berlino

Pensi allo stereotipo classico del festival musicale, con il pubblico che diventa più alticcio mentre il sole s’abbassa, l’unica direzione possibile verso uno dei tanti palchi che mitragliano bassi, la sosta veloce per il cibo straunto, i bagni intasati di folla e di file che tendono al mucchio. Poi arrivi a Lollapalooza Berlin e, in un quarto d’ora scarso dal primo passo oltre l’ingresso, ti trovi davanti: acrobati schierati su un’impalcatura di fili, sospesi su una piscina e appesi a una gru. Che solo immaginare uno spettacolo del genere è già un pendolo tra la fantasia e la schizofrenia. E poi: virtuosi del tappeto elastico che sfumano la differenza tra saltare e volare; clown privati di uno stivale, che diventa l’arma di un tiro al bersaglio (con premi per chi ha la mira migliore); molestissimi burattini extra large manovrati da comici un po’ troppo entusiasti, che torreggiano sui presenti e li terrorizzano prima di abbracciarli. Spaventi a fin di bene.

Ci sono vari food court, cioè una sfilata di ristorantini per ogni appetito: di grassi e carboidrati, vegetariani e vegani, esotico poco (tortellini italiani) o un po’ di più (pad thai tailandese); un’area attrezzata per il trucco e parrucco, dove vince l’acconciatura stravaganza e i glitter e le perline appiccicate sulla faccia; le altalene di lenzuola, dondoli di sogni; il labirinto di tovaglie in cui ritrovarsi per una foto per Instagram; modelli e monelli, ballerini e saltimbanco. C’è persino una zona attrezzata soltanto per i bambini, che altrove sono sgraditi o tenuti dai genitori strategicamente alla larga, però qui benvenuti.

Sembra di essere finiti una trafficata sagra di paese, una di quelle con un budget molto esagerato. E invece no: quello di Berlino è una delle sette costole dell’omonimo festival musicale americano, inventato a inizio Anni Novanta. Un format talmente di successo da essere riproposto con loghi, dinamiche ed effetti speciali anche in Germania, dove si è appena conclusa la quinta edizione. E lo stesso accade in Francia, Argentina, Brasile e così via in giro per il mondo.

 

Il punto di forza, quello che a Berlino ha attratto 85 mila persone al giorno, è naturalmente il cartellone ricco di artisti di primo piano sulla scena della musica elettronica, del pop e dei suoi ampi dintorni che oramai sorpassano i classici confini di genere. Ma il corollario di attrazioni è talmente ad alto tasso di distrazione, che c’è il rischio di perdersi il deejay o la star preferita per uno spettacolo circense o una prestazione incompatibile con le regole basiche della forza di gravità.

Lollapalooza è anche un gioco di prestigio acustico, un incastro ingegneristico potente di impianti audio da primato. Per dire, i due palchi principali, Nord e Sud, sono uno accanto all’altro. Accanto in un senso molto relativo, visto che contengono una prateria di decine di migliaia di corpi saltellanti. Ma anche quando gli stage sono accesi in contemporanea, non si disturbano. Convivono senza litigi, a strilli decibel. E mentre una folla si dimena per un drop adrenalinico, quella confinante applaude un giro di chitarra da brividi.

Nel frattempo, dentro l’Olympiastadion, lo stadio fulcro del vasto Olympiapark che ospita la manifestazione, c’è il Perry Stage, dove per due giorni si sono avvicendati tanti pilastri della dance mondiale. Soprattutto presente, con qualche incursione nostalgica. Kungs, Alan Walker e Underworld sabato, domenica Don Diablo e Martin Garrix, considerato il dj numero uno al mondo e incaricato di chiudere il festival tra i fuochi d’artificio.

All’esterno, gli headliners sono stati i Twenty One Pilots e Billie Eilish, la star diciassettenne che con il suo talento e la sua energia sta trascinando tutti. E a proposito di trascinatori, il momento probabilmente più atteso del festival è stata l’esibizione della Swedish House Mafia, il trio di deejay che ha riunito le carriere dopo un interludio di direzioni autonome (o quasi, visto che due dei tre, Axwell e Ingrosso hanno proseguito insieme). Negli anni passati hanno riempito luoghi storici della musica dal vivo come il Madison Square Garden di New York, dove i biglietti sono andati esauriti in nove minuti esatti dalla messa in vendita. La loro performance a Lollapalooza è stata la ciliegina sulla torta di un festival capace di uscire dal canovaccio del genere, declinando in maniera creativa il concetto del divertimento.

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