L'indignazione social per il razzismo in curva #Annafrank
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L'indignazione social per gli adesivi di Anna Frank

La community compatta ha condannato l'antisemitismo della curva ultrà della Lazio

"Hanno ottenuto solo l'effetto opposto. Hanno reso l'amore per lei più forte. Il bisogno di ricordarla più grande". E' questo il pensiero di uno di coloro che stamani, tramite social network, cerca di trasformare l'episodio #AnnaFrank in uno spunto di riflessione e in un'occasione per andare oltre la banalità dell'ignoranza e ripassare un po' di storia.

I fatti

Quel che è accaduto è che un gruppo di ultrà laziali ha stampato degli adesivi dove la bambina simbolo della ShoahAnna Frank, indossava la maglia della Roma e visto che, secondo la gnoseologia spiccia dell'estremismo ultrà, essere ebrei è un insulto la foto di Anna Frank avrebbe dovuto offendere gli avversari romanisti.

 

Quella che secondo gli "Irriducibili" della Lazio avrebbe dovuto essere una "Gogliardata" si è trasformata in uno tsunami con le reazioni della Figc, della comunità ebraica e perfino del Presidente della Repubblica Mattarella. Condanna e indignazione unanime per i responsabili che pagheranno cara quest'ennesima virata antisemita di cui si sono macchiati.

La reazione social

Quel che di buono è accaduto dopo la denuncia da parte dei tifosi della Roma è che l'intera community social si è tolta dal torpore dell'accettazione tacita dell'antisemitismo delle curve (non solo quella della Lazio) per dire basta. 

L'account di Forza Magica Roma scrive: "Se pensate che essere paragonati ad #AnnaFrank sia un insulto o una offesa non avete capito nulla della vita". E poi ancora: "Lo dovrebbero imparare a memoria il Diario di #AnnaFrank altro che mettere adesivi"; "Contro le follie antisemite laziali, propongo una lettura condivisa sui social del #Diario di #AnnaFrank".

"Siamo tutti #AnnaFrank" scrivono in molti chiedendosi perché il volto sorridente della bambina ebrea dovrebbe essere un insulto. L'account ufficiale della Lazio calcio non commenta la vicenda, ma lo fa il Presidente Lotito che, in visita alla Sinagoga di Roma per chiedere scusa per l'episodio, ha da poco dichiarato: "Ogni anno manderemo 200 tifosi a Auschwitz", perché il dovere della conoscenza e la consapevolezza della storia sono la base di ogni società civile, fuori e dentro dagli stadi. 

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