Giuseppe Sala, sindaco di Milano

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Palme e banani sono spuntati nella grande aiuola di Piazza del Duomo a Milano. L'iniziativa della catena americana Starbucks che nel 2018 aprirà la sua caffetteria nel cuore della città, ha acceso da settimane il dibattito. Nei 900 metri quadrati sul lato rispetto alla Cattedrale - su progetto di Marco Bay - sono stati messe a dimora 41 palme e 31 banani, alternati a piante con diversa fioritura che garantiranno il verde nelle varie stagioni. La sistemazione dell'area dal costo di 226 mila euro è a carico di Starbucks. Ma presto la scelta estetica - contro cui c'è stato anche un tentativo di incendio - si è trasformata in violenta polemica politica.

Accostandomi alla vita di sindaco, mi sono preparato a molte cose ma mai avrei pensato di dovermi occupare così tanto di un'aiuola. Perché, alla fine, di questo stiamo parlando. Di un'aiuola, sia pur collocata nella piazza centrale della nostra Milano. Questa aiuola non è stata azzerata, non è stata tramutata in un parcheggio o in un luogo cementato. No, vi sono stati piantati degli alberi. Delle piante, verdi. Con fusto e foglie.

Forse non sono stati rispettati i regolamenti? Vi è stato arbitrio? Furto, appropriazione indebita, spreco di denaro pubblico? No. Tutto è andato liscio come l'olio. Un bando pubblico per sponsor come tanti altri, una regolare proposta, la scelta del Comune. Nei tempi e nei modi dovuti.

Probabilmente, allora, data la qualità del luogo, vi è uno scandalo urbanistico, una deturpazione dell'ambiente, uno sfregio alla sacralità laica o religiosa della piazza? No, il progetto è stato sottoposto alla Sovrintendente alle belle arti che ha regolarmente approvato il tutto. E senza che la Curia milanese abbia espresso la benché minima critica.

Qual è il problema, dunque? Il problema è che si tratta di palme. Palme e banani.

In effetti, capisco che la cosa possa e debba generare un dibattito. Di quelli appassionati, ironici e divertiti. Le palme possono non piacere. Oppure sì. A dir la verità, è stato detto che le aiuole - giardino riflettano il gusto ottocentesco in maniera contemporanea. E poi le palme sono presenti da sempre nei giardini milanesi. San Carlo Borromeo ha scelto una palma come simbolo di "sapienza e rigenerazione". Ma altrettanto si potrebbe obiettare che...E via discorrendo.

Nessuno può credere seriamente che la qualità della città di Milano dipenda, in positivo o in negativo, dal tipo di piante che albergano in una aiuola. La scelta delle palmeè arditae sorprendente. Io dico: lasciamole ambientare. Diamoci appuntamento tra due mesi e vediamo che effetto fa. Ne possiamo parlare. Ma si tratterà sempre di gusti. Di semplici gusti. In verità questa faccenda delle palme e dei banani merita qualche riflessione sulla qualità del dibattito nel mondo contemporaneo. La questione delle palme è stato l'elemento centrale della comunicazione degli ultimi giorni monopolizzando l'attenzione dei media, tradizionali e nuovi.

Rispetto a questo fervore, l'annuncio della costruzione di sette nuove scuole e di un piano di interventi per 200 milioni sulle scuole esistenti è andato quasi sotto silenzio! C'è poi una questione di stile. Va bene l'opposizione creativa, ma siamo sicuri che sventolare banane gonfiabili sia il modo migliore per mantenere e svilupA sinistra, Giuseppe Sala, 58 anni, è stato eletto sindaco di Milano il 21 giugno 2016. pare la dignità di un Consiglio Comunale che ha visto nei suoi scranni personalità quali Giovanni Spadolini, Giovanni Battista Pirelli e Filippo Turati?

Ancora più nel profondo. Milano sta, a detta di tutti, attraversando un gran momento nel quale coesistono l'ambizione di una concreta competizione come le metropoli mondiali e le difficoltà di coloro che non tengono il passo di questo sviluppo e rischiano l'emarginazione. Il nostro obiettivo è di accrescere continuamente l'attrattività di Milano e nel contempo di far crescere ulteriormente quella cultura della solidarietà che, sola, può curare le difficoltà dell'integrazione e dell'accoglienza.

La questione delle palme ha scatenato commenti che io credevo non avessero più cittadinanza nella contemporaneità. Da una parte torna a far capolino una vena polemica molto violenta contro le cattive multinazionali che con la forza cieca e brutale della loro ricchezza fanno strame della cultura e dell'identità di Milano imponendo il gusto loro (e dei loro architetti) in ragione dei loro più o meno confessabili interessi.

Dall'altra si paventa l'arrivo di scimmie, cammelli ed esseri del deserto per significare come le povere palme altro non siano che le staffette dell'invasione di un'orda islamica incontrollabile. A parte il fatto che le nostre palme non sono mediorientali, io sfido chiunque a trovare nell'azione del Comune di Milano un solo atto di acquiescenza nei confronti dei grandi gruppi che vogliono portare a Milano le loro sedi (e il lavoro che ne consegue) o un qualsiasi provvedimento che, al di là dell'esercizio della sacrosanta solidarietà nei confronti dei migranti, segni un significativo cedimento dell'identità milanese nei confronti delle altre culture.

Cerchiamo di essere seri e di mantenere gli argomenti di sana (e anche autoironica) polemica negli ambiti loro propri. Le palme di piazza del Duomo non possono essere il pretesto per scatenare attacchi che con gli alberi non hanno niente a che vedere. E per converso siano tutti certi che, se bastassero quattro palme a migliorare l'attrattività di Milano verso il sistema delle aziende internazionali o a migliorare la coesione sociale della città, io stesso ordinerei di piantarne in altri luoghi della città. Purtroppo (e per fortuna) le cose non stanno così. Quindi, amici miei milanesi, lasciamo che le palme e i banani si ambientino e torniamo a occuparci del futuro della nostra grande città.

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