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La Rete si spacca sull'allarme della Polizia Postale per le foto su Facebook

Le autorità chiedono di bloccare la "Catena delle mamme", il web moltiplica l'allarme e il popolo social si divide

Barbara Massaro

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Era nato come un semplice gioco su Facebook, una di quelle catene di Sant'Antonio che possono piacere o non piacere, ma che, sul social network, funzionano sempre.

Si trattava della "Catena delle mamme", un giochetto che invitava le mamme a condividere tre foto dei propri figli per dimostrare quanto si sia fieri di loro, nominando poi altre "Colleghe".

Ora, però, la Polizia Postale ha lanciato l'allarme invitando le mamme a rompere la catena perchè i pedofili sono in agguato e pronti a rubare foto di bambini dalla Rete per rivenderle a scopi di pedopornografia.

"E' più pericoloso di quanto pensiate" ammonisce la Polizia dalla sua Pagina Facebook ufficiale e scrive: "Mamme. Tornate in voi. Se i vostri figli sono la cosa più cara al mondo, non divulgate le loro foto in Internet. O quantomeno, abbiate un minimo di rispetto per il loro diritto di scegliere, quando saranno maggiorenni, quale parte della propria vita privata condividere. Se questo non vi basta, considerate che oltre la metà delle foto contenute nei siti pedopornografici provengono dalle foto condivise da voi".

La presa di posizione delle autorità moltiplicata dalle condivisioni social dei fautori del "Mai i bambini su internet" hanno creato un dibattito che, in queste ore, sta passando da bacheca a bacheca. Posto che esistono delle impostazioni della privacy che possono garantire la selettività del pubblico col quale condividere eventuali immagini di minori, in tanti si chiedono se, a questo punto, il rispetto della libertà di scelta del minore non debba essere anche esteso alla religione (perchè battezzare un neonato?), alle scelte alimentari (perchè costringere un minore ad una vita da vegano?) o a quelle d'abbigliamento (meglio non uscire in gonna perchè ci sono gli stupratori?) spostando l'attenzione dai carnefici alle vittime.

La realtà è che una volta postate sui social network, senza adeguate impostazioni di privacy o con troppe tag, le immagini dei bambini diventano di pubblico dominio, e possono venire manipolate e scambiate in quella che viene definita la "Darknet", come dice sempre la Polizia Postale che spiega: "Si tratta di aree profonde e nascoste del web ove l'utilizzo di tecnologie sofisticate rende inefficaci i tradizionali mezzi di accertamento delle identità online". In sintesi si tratta di quell'insieme di reti private che usano protocolli di comunicazione non standard, che hanno contenuti non pubblici e non indicizzati dai motori di ricerca tradizionali, su cui si naviga in forma anonima.

Il pericolo esiste e non va sottovalutato, ma ci sono anche tanti modi per difendersi e la demonizzazione o la caccia all'untore che piace tanto alla massa spesso non porta nulla di buono per nessuno.

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