Edoardo Frittoli

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Il 4 luglio 1957 è una data che cambierà la storia dell'automobile in Italia.

Quel giorno la Fiat annunciava la messa in vendita della nuova utilitaria del Lingotto, la "Nuova 500", a vent'anni dal lancio della "Topolino" e a due dall'esordio della sorella maggiore, la "600".

Dietro le quinte del lancio ancora la penna di Dante Giacosa, all'opera sul cosiddetto "progetto 110" sin dalla primavera del 1954. Quello per la nuova utilitaria rappresentò un grande investimento dell'azienda allora guidata da Vittorio Valletta, che decise di impegnare una cifra vicina ai 10 miliardi di lire per lo sviluppo di un progetto al quale credeva fermamente. L'obiettivo dell'azienda torinese era quello di realizzare una vetturetta che si posizionasse entro una fascia appena inferiore a quella della "600" ma che fosse comunque un mezzo adatto alla famiglia e all'uso quotidiano.

Tra il 1954 e il lancio dell'utilitaria, Giacosa mise di fronte alla dirigenza Fiat due opzioni: la prima era più classica e si trattava praticamente di una copia ridotta della Seicento, forse anche più sgraziata. La seconda, caratterizzata da forme sinuose e tondeggianti sarà quella scelta al termine dei vertici aziendali sul progetto. Giacosa riuscì a imporre la sua idea anche sul propulsore bicilindrico, che aveva dovuto scartare due anni prima durante la fase progettuale della "600".

L'impostazione della Nuova 500 è del tipo "tutto dietro", spinta dal piccolo propulsore da 479cc. per una potenza di 13 cavalli con il cambio non sincronizzato, che richiedeva la tecnica della doppietta in scalata. Una delle soluzioni più innovative sarà l'impianto di riscaldamento dell'abitacolo che sfruttava la forza della ventola motore per soffiare l'aria attraverso il tunnel centrale verso i bocchettoni. Il resto della meccanica era derivato sostanzialmente dalla sorella maggiore 600. La prima versione, con le porte incernierate "controvento", era caratterizzata dal tettuccio apribile in tela che inglobava anche il lunotto posteriore rendendola quasi una cabriolet, o "trasformabile" come fu chiamata allora. I finestrini erano fissi ed il ricambio d'aria poteva essere effettuato solo tramite due piccoli deflettori, che si dimostreranno uno dei punti deboli della primissima serie. All'interno i sedili anteriori erano essenziali e rivestiti da un sottile strato di tessuto, mentre la panchetta posteriore, praticamente rigida, poteva ospitare solo qualche bagaglio o al massimo due bambini.

Il cruscotto era altrettanto essenziale ma armonico, con il volante a due razze che integrava il clacson e l'unica palpebra con tachimetro, contachilometri e spie. La chiave di contatto era al centro del cruscotto metallico, mentre l'avviamento avveniva per mezzo di una piccola leva posta sul lato destro del sedile del guidatore.

Il mattino del 2 luglio 1957 dagli stabilimenti di Mirafiori esce un corteo di Fiat 500 "N" nuove di zecca per la presentazione per le strade di Torino con una serie di testimonial vip che proveranno quel giorno la bicilindrica torinese, ammirata dalla folla curiosa. Dal tettuccio in tela spuntarono, come titolò La Stampa il giorno seguente, venti "belle indossatrici" che animarono le vie della capitale sabauda in festa.

Due giorni dopo, la Nuova 500 era disponibile nelle concessionarie in una versione unica, al prezzo di 490.000 lire. Il motore la spinge fino agli 85 km/h, il peso, che è di 470 kg, indica ai giornalisti che il rapporto prezzo-peso è il migliore mai offerto sul mercato italiano: 1.043 lire al chilo, acquistabili anche a rate (per comprare una 500 ci volevano 13 mesi di stipendio di un operaio).

Il battage pubblicitario sugli organi di stampa e in televisione non riuscì inizialmente a riportare i risultati sperati. Come fu presentata nella primissima serie l'allestimento era davvero povero, per un prezzo non così stracciato. Il motore era poco potente e garantiva le stesse prestazioni della Topolino del 1936. All'iniziale insuccesso commerciale la Fiat rispose con l'affiancamento di un modello più accessoriato, chiamato "Normale". Le migliorie comprendevano i vetri apribili, un profilo cromato, il devioluci sul piantone sterzo, lo sbrinamento del vetro collegato all'impianto di ventilazione della vettura e, aspetto fondamentale, la potenza del propulsore incrementata a 15 CV.

Il prezzo è volutamente lo stesso della prima versione "Economica", che dopo il lancio della "Normale" scende di 25.000 lire (che saranno rimborsate dall'azienda a tutti gli acquirenti precedenti che avevano pagato la "Normale" a prezzo pieno).

L'apprezzamento di pubblico e stampa crescerà da allora in maniera costante, così come gli ordini. La motorizzazione di massa degli Italiani era cominciata così, tra un colpo alla  levetta di accensione e il borbottare dei due cilindri dell'utilitaria. La piccola 500 diventerà la vettura nazionale per eccellenza, prodotta in quasi 4 milioni di esemplari passando da diversi restyling nel 1963, 1965, 1972 e con l'affiancamento dal 1968 della versione "L" che abbandonava il carattere spartano degli interni e di una familiare e con la "Giardiniera" commercializzata anche con il marchio Autobianchi, che dalla 500 aveva derivato anche la più "snob" Bianchina. Le ultime Fiat 500 saranno prodotte nel 1975 nello stabilimento di Termini Imerese dove cederanno il passo alla 126, che ne ereditò in toto la concezione e la meccanica, adeguando solamente le linee della carrozzeria agli spigoli tipici del design automobilistico degli anni '70.

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