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La curva a U della felicità

A prescindere da soldi, lavoro e famiglia l'essere umano vive delle costanti che ne determinano la serenità

Cosa ci rende davvero felici? L'amore, certo, il successo, la fortuna, la salute i soldi e il benessere. Tutti elementi di felicità inconfutabili, ma non essenziali e soprattutto non determinanti per la qualità della felicità stessa.

Pare infatti che l'andamento della gioia sia universale e che segua una sorta di percorso a U che vale per l'umanità intera.

A stabilirlo è stata una ricerca inglese dell'università di Warwick, pubblicata su The Economic Journal e riportata dal Telegraph.

Gli studiosi hanno seguito per anni la vita di circa 50 mila adulti sparsi tra Australia, Europa ed America ed è emerso che, a prescindere dal gradino della scala sociale sul quale si finisce per essere collocati, le ragioni e le traettorie della felicità abbiano un quid di comune.

Tutto inizia con la gioia più grande, quella della nascita che poi lentamente va scemando in un crescendo d'impegni stress, esami da superare, lavoro da trovare, casa da prendere, partner da conquistare, orologio biologico che tintinna soldi che non bastano mai.

La parabola decrescente della gioia tocca il suo apice intorno ai 40 anni quando si inizia a tirare la riga in calce ad un primo bilancio della vita.

Ecco che allora qualcosa si muove, i valori cambiano, le pedine della gioia si spostano e l'esistenza intera pare essere pronta ad essere affrontata con maggiore leggerezza arrivando ad una felicità che matura negli anni e che raggiunge i suoi apici durante la vecchiaia.

La tesi della U sarà vera? Non è la prima volta che i ricercatori la propongono e ne trovano basi antropologicamente scientifiche.

E' chiaro che per poter tornare ad essere felici in vecchiaia bisogna aver ben seminato in gioventù in modo da poter raccogliere i frutti di una vita che sia in termini di sapienza, di lucidità o di beni materiali.

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