L'orgoglio turco nel sorriso delle donne

Più di 300mila selfie su Twitter contro il vicepremier Bulent Arinç che ha definito il sorriso delle donne "peccaminoso"

– Credits: Twitter

Barbara Pepi

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Sorridere per riscattarsi, ridere per non sentirsi sole e soprattutto per dire no al conservatorismo estremo del vicepremier turco Bulent Arinç che, qualche giorno ha, ha detto: "La donna sa ciò che è peccaminoso e non deve ridere in pubblico".

In una Turchia che guarda all'Europa una simile affermazione non è passata inosservata e le donne della mezzaluna si sono virtualmente riunite su Twitter sotto l'hashtag #kahkaha, ossia ridere, e #direnkahkaha cioè resistere e ridere.

Sono così piovuti centinaia e centinaia di tweet e foto di bellissimi sorrisi di signore, ragazze, gruppi di donne e singole persone che hanno voluto dimostrare che affermazioni come quella fatta da Arinç  sono fuori tempo massimo e che dietro ad un sorriso sincero non c'è nulla di peccaminoso.

Il tam tam è uscito da Ankara e il mondo intero ha iniziato a postare foto di donne felici raggiungendo il numero di 300mila tweet. Venuto a conoscenza dello scalpore suscitato dalla sua affermazione il vicepremier, per niente pentito, ha rincarato la dose e ha detto: "Le mie parole sono state estrapolate da un contesto più ampio. Parlavo dell'importanza della castità, dei comportamenti opportuni per le donne e gli uomini, della fedeltà reciproca fra coniugi e non mi rimangio le mie tesi". E ha così concluso: "Ci sono alcuni artisti che mi hanno mandato le loro foto con risate false. Un sorriso vero riscatta una persona, ma questi sono sorrisi artificiali. Sono sorrisi di gente che va in vacanza con l'amante, lasciando il marito a casa"

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