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Irene e Lydia Forte, lo chic vive dentro le piccole cose

Incontro con le figlie dell'imprenditore Sir Rocco Forte, manager negli hotel di famiglia, sorelle di successo e di buon gusto

Sin da piccole, Irene e Lydia Forte si sentono migliori amiche. Giusto la convivenza in uno striminzito appartamento di Oxford, erano i tempi dell’università, ha scatenato qualche tenue bisticcio. Uno schema tipico tra sorelle quasi coetanee, sebbene a loro male si applichi l’etichetta di ragazze qualunque: sono le figlie di Sir Rocco Forte, l’imprenditore inglese con radici italiane proprietario di una collezione di splendidi alberghi e resort in giro per il mondo; si dividono tra compiti di responsabilità nell’azienda di famiglia (Lydia si occupa dei bar e dei ristoranti, Irene di spa, fitness e del personale), magnifiche parentesi vacanziere documentate su Instagram e party ad alto tasso di glamour. Sorridenti, molto abbienti ma per nulla snob, vivono a Londra e sono di passaggio a Roma per il rilancio dell’Hotel De La Ville, pronto a riaprire nel 2018 vicino piazza di Spagna. Un raddoppio per il gruppo, che nella Città Eterna già gestisce il de Russie, indirizzo di riferimento dell’alta ospitalità capitolina.

Qualche anticipazione?     

Lydia: I dettagli delle 105 camere saranno curati dai migliori artigiani locali. Avremo un bar al settimo piano con vista su tutta Roma. La posizione è perfetta.

Di professione siete specialiste del lusso. Come lo definireste?

Irene: Libertà di scelta. Vastità d’opzioni, persino nelle cose più banali. Nel trovare, per esempio, snack salutari nel minibar della stanza accanto a quelli supercalorici.

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Irene e Lydia con il padre, l'imprenditore Rocco Forte – Credits: Rocco Forte Hotels

C’è qualcosa che detestate nel mondo a cinque stelle?

Lydia: Il servizio troppo formale. L’essere interrotta di continuo mentre sto mangiando. O il design pesante, carico, elaborato. Preferisco tocchi freschi, contemporanei.

Un luogo fedele a questa dimensione?

Irene: Il «Donovan bar» a Londra, dove prendo sempre un gin tonic o una vodka tonic.

Lydia: Due drink che odio. Sono terribili. Meglio un Martini o un Negroni.

Abbiamo scovato la faida dei bicchieri. Ce n’è anche una dei piatti?

Lydia: Irene è appassionata di quinoa, avocado, di tutto ciò che è verde. A me piace quello che fa male. E non resisto alla pasta: sono indimenticabili i ravioli cacio e pepe del nostro chef Fulvio Pierangelini, che per mia sorella prepara invece pesce e insalata.

Irene: Amo lo sport, voglio tenermi in forma. Ho corso maratone, fatto hockey e squash, ora sto iniziando l’arrampicata sportiva indoor.

Irene, scenda a terra e ci faccia sentire meno in colpa. Ci sveli una sua perversione.

Le scarpe Asics. Ne avrò cento paia. Non riesco a smettere di comprarle.

I tabloid inglesi vi paragonano spesso a Kate e Pippa Middleton. Il confronto vi inorgoglisce?

Lydia: Ho conosciuto Pippa una volta, penso che le nostre vite siano completamente diverse. In comune abbiamo giusto il fatto di essere sorelle. Direi che l’accostamento serve soprattutto a vendere giornali.  

Domanda sgarbata: un hotel e un ristorante non vostro che amate?

Lydia: Come albergo, la «Villa Treville» sulla costiera amalfitana. È la vecchia casa di Zeffirelli, con gli arredi originali. Stupenda. Come locale, lo stellato Bon-Bon poco fuori Bruxelles, una città sottovalutata dal punto di vista gastronomico, con una grande cultura della cucina.

L’ultimo libro sul comodino?

Irene: «Sapiens» (nell’edizione italiana «Da animali a dei», ndr) dello scrittore israeliano Yuval Noah Harari. Raccoglie i momenti cardine della nostra evoluzione, testimonia quanta storia e cultura abbiamo saputo costruire. È semplice, ben scritto, interessante.

Dalla carta al digitale: le app indispensabili?

Lydia: Sono due. «Design home»: mostra una stanza da riempire virtualmente con pezzi di grandi designer. Fa vedere come gli elementi d’arredo si combinano tra loro, se funzionano insieme. Poi, «Live2Leave» («vivi per partire», ndr), in cui aggiungere i propri indirizzi del cuore e trovare i consigli dei propri contatti. L’ha creata una mia amica, si è ispirata a me che sono sempre in viaggio tra una città e l’altra.

Dove andare invece per fuggire dal cemento?

Lydia: A Kimolos, un’isoletta greca dal mare incantevole e un villaggio tradizionale con le casette d’un bianco immacolato.

Irene: Il più lontano possibile. Di recente sono stata sull’Himalaya a cercare i leopardi delle nevi. In campeggio, per 10 giorni, a meno 30 gradi.

Lassù non le mancava il calore del lusso?

Irene: L’estremo mi diverte, anche quando il bagno è un bugigattolo condiviso.

Lydia: Certo. Anche perché pensi al comfort che ti aspetta quando tornerai a casa.

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