Insegnare religione durante l'infanzia rallenta la distinzione tra realtà e fantasia

Lo sostiene una ricerca pubblicata dal numero di luglio di Cognitive Science 

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Barbara Pepi

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Babbo Natale, la Befana, la fatina del dentino: per i bambini il mondo dell'immaginazione e quello della realtà convivono in un equilibro che col tempo diventa più blando e che toglie colore al sogno per sostituire nessi causa effetto alla realtà. E' un processo fisiologico che coincide con la crescita, ma a quanto pare esistono alcuni bambini che fanno più fatica di altri a distinguere la realtà dalla fantasia.

Si tratta dei bimbi che frequentano scuole parrocchiali o che comunque vivono in un contesto famigliare nel quale la religione è praticata e vissuta. A sostenerlo è una ricerca pubblicata sul numero di luglio di Cognitive Science  che riporta i dati raccolti da Kathleen H. Corriveau, Eva E. Chenand e Paul L. Harris.

I tre studiosi hanno indagato le reazioni di 66 bambini tra i 5 e 6 anni provenienti da scuole parrocchiali, private e statali. Sottoponendoli ad una serie di storie i piccoli avevano il compito di indicare gli elementi reali, quelli possibili e quelli di fantasia. A quanto pare i bambini dalla formazione religiosa definivano possibili (grazie all'intervento divino) personaggi o eventi improbabili nella realtà.

"In entrambi gli studi i bambini esposti alla religione - si legge nello studio  - erano meno propensi a giudicare i personaggi dei racconti fantastici come fittizi, e in linea con questa ambiguità, hanno fatto più appelli alla realtà e meno alla impossibilità del fatto rispetto agli altri bambini".

Gli autori , dunque, suggeriscono che "l'insegnamento religioso, in particolare l'esposizione a storie di miracoli, porta i bambini ad una ricettività più blanda verso l'impossibile, cioè una più ampia accettazione del fatto che l'impossibile può accadere a dispetto delle relazioni causali ordinarie."

Ovviamente i risultati dello studio sono controversi e hanno urtato la sensibilità della parte di comunità fedele ad una qualsivoglia dottrina. Forse, in ultima analisi, è vero quello che sosteneva il pirandelliano Mattia Pascal a proposito del progresso e della caduta dei dogmi "Maledetto sia Copernico" ripeteva spesso "Perchè quando la Terra non girava..."

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