In Turchia la "rivoluzione" delle donne è social

Prima le risate e ora le ciabatte. Per dire no al sessismo del governo turco ragazze, mogli e madri usano Twitter

Barbara Pepi

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"Le donne non dovrebbero ridere in pubblico" aveva dichiarato qualche settimana fa il vice primo ministro turco Bülent Arınç. Un'affermazione che aveva suscitato l'indignazione delle signore di Ankara e non solo che, grazie al tam tam mediatico di Twitter avevano iniziato ad inondare il social network dell'uccellino blu di foto di donne sorridenti come forma di protesta e di solidarietà.

Non è, però, stato sufficiente come grido contro il maschilismo della classe dirigente visto l'episodio avvenuto solo qualche giorno fa in Parlamento. La deputata femminista dell'opposizione, Aylin Nazhaka, durante la seduta del 12 agosto, è stata aggredita verbalmente dai colleghi del partito islamico Akp del premier Recep Tayyip Erdogan proprio mentre stava presentando un'iniziativa per le donne vittime di violenze nel Paese.

Come reazione, la donna ha fatto il gesto di prendere una scarpa per lanciarla contro di loro. Poi però ha cambiato idea, dichiarando: "quando guardo le mie scarpe, e poi guardo voi, francamente mi dico, non ne vale la pena".

Le orecchie di Twitter, sempre aperte, hanno subito recepito l'episodio e, così, sotto all'hashtag #geliyorterlik, "arriva la ciabatta", hanno iniziato ad essere postate decine di foto di sandali, scarpe, infradito, e chi più ne ha più ne metta per sensibilizzare ancora una volta il mondo sul sessismo imperante nel Paese. 

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