C’era una volta l’uomo che non doveva chiedere mai, con gli addominali scolpiti, il dopobarba amaro e i nervi d’acciaio. Quello stereotipo di maschio così duro e crudo, forse, esiste ancora, ma non è più solo. Accanto a lui sta emergendo una figura nuova, più ironica e leggera, figlia di un tempo nel quale le emozioni forti devono - per necessità, oltre che per virtù - cedere il passo a momenti di spensieratezza.

Non è un uomo rammollito, intendiamoci. È solo più complicato, impegnato, sicuramente stressato. Se ne è accorto il mercato, mai come oggi propenso a sfornare prodotti in grado di soddisfare palati sempre più fini ed eterogenei, così come i media, per i quali il concetto di profilazione è spesso il primo passo per creare contenuti mirati ed efficaci.

Ecco Spike, la Tv per l’uomo che non si prende (troppo) sul serio

Lo dimostra la nascita di Spike, il nuovo brand d’intrattenimento disponibile sul canale 49 del digitale terrestre (DTT), una tv che - come amano sottolineare gli stessi responsabili di Viacom International Media Networks Italia, la media company che lo ha lanciato - punta all’uomo che non si prende troppo sul serio.

“Ci piace definirlo homus ironicus”, commenta Sergio Del Prete, Vice President Editorial Content di Viacom Italia, “un maschio un po’ diverso da quello che viene generalmente individuato dagli altri canali televisivi. Che vive una vita stressante e che per questo vuole staccare la spina. Ecco, pensiamo che su questa tipologia di persona, una tv come quella di Spike possa avere lo stesso effetto della partita di calcetto serale, un appuntamento coinvolgente e pieno di adrenalina, ma calato in una cornice leggera, che ha che fare con lo stare insieme e il divertimento”.

Una cosa non esclude l’altra”, puntualizza Lorenzo Incantalupo, direttore marketing & brand communications della società, “il profilo a cui vogliamo parlare ha una doppia anima: da un lato è attratto dalle cose che piacciono generalmente ai maschi, dall'altro ha questa forte volontà di tagliare con i problemi quotidiani, di staccare la spina. Per questo motivo parliamo di Spike effect, ben rappresentato dal taglio che spacca il logo del brand”.

Azione, divertimento, realtà. Ma con leggerezza

Tutto ciò si traduce in un palinsesto di contenuti che si fonda su tre pilastri principali: azione, divertimento, realtà. Chi si sintonizza sul canale 49 del digitale terrestre - spiegano i responsabili Viacom - trova film, serie TV, factual, game show, informazione e produzioni originali, con un unico grande fil rouge: la leggerezza, intesa come un mix di divertimento, ma in alcuni momenti anche humor.

La componente di azione, di norma il genere più amato dal pubblico maschile, è rappresentata da programmi factual che raccontano la realtà senza filtri, come Il Vendicatore di Case, oppure film ad alto tasso di adrenalina (Crank, Black Hawk Down, The Beach, Wrong turn at Tahoe - Ingranaggio Mortale). Il divertimento passa da prodotti come gli spettacoli dei grandi comici italiani, dai Prank Show locali ed internazionali e da film cult come La Rivincita dei Nerd, Dodgeball - Palle al balzo, Il Dittatore, Tropic Thunder, Idiocracy. Nell’area della realtà, infine, c’è il racconto quotidiano dei lavori con un alto tasso di azione e adrenalina come in Bar da Incubo e nella competition show Ink Master. Ma anche le classiche news quotidiane con un progetto che vedrà la luce a gennaio dedicato alle “fake news”, trend del momento.

“Abbiamo cercato di costruire una proposizione che mettesse insieme questi contenuti ma utilizzando un linguaggio differente, spiega Sergio Del Prete. “Ciò vale anche per i temi di stretta attualità, raccontati attraverso storie vere, fatte da persone reali. Come nel caso di Police Interceptors, docu-reality britannico che racconta il lavoro del reparto ANPR Intercept Team della Polizia britannica”.

Una Tv che ammicca al Web

Simbolo di questo nuovo modo di raccontare i cambiamenti della nostra società è forse Le Capitane, prima produzione originale trasmessa da Spike, un docu-reality basato sulla vita delle “wags”, le mogli dei calciatori. “È un mondo che il Web, e in particolare i social network, conosce già da qualche tempo. La sfida sta qui nel capire se questo argomento e questi personaggi possono essere raccontati anche da una tv generalista”, spiega Sergio Del Prete.

“Non abbiamo la pretesa di trattare il calcio come farebbe un normale canale sportivo”, aggiunge Lorenzo Incantalupo. “Ci piace però l’idea di guardarlo in modo laterale, attraverso la lente delle mogli dei calciatori e quindi della loro vita reale, anche della quotidianità. Anche questo rientra nella sfera dell’unplug and recharge, lo staccare la spina per ricaricarsi. Per assurdo quello della partita di calcio non è nemmeno il momento più rilassante per un uomo, c'è tanta concentrazione e in un certo qual senso anche stress.

In questo senso Spike è forse quanto di più vicino al Web si sia visto finora in Tv. Un canale che porta il telespettatore a passare, quasi senza soluzione di continuità, da contenuti più profondi ad altri più leggeri. E che, proprio per questo, può parlare a un pubblico piuttosto ampio, non necessariamente maschile. Chiarisce lo stesso Del Prete:  “Non c’è alcuna lotta di classe, anzi. Anche nei canali fortemente orientati al pubblico maschile c'è sempre una componente femminile, questa distinzione maschi contro femmine è diventata un po' vecchia. Per quanto ci riguarda, abbiamo fatto una clusterizzazione più sotto profilo del bisogno che non su quello del sesso. Questo ci ha portato a scoprire che, ad esempio, ci sono moltissime donne che amano il genere action e il factual, è un tipo di Tv molto aperta al co-viewing”.

L’analisi di questi bisogni servirà per calibrare tutti i futuri contenuti di Spike - ci tengono a sottolineare i responsabili Viacom - ma sempre con un taglio personale, che sappia mischiare le produzioni locali con quelle internazionali. “In un mercato fra i più affollati del mondo (quello delle tv gratuite del digitale terrestre), conclude Lorenzo Incantalupo, “vince chi riesce a fare programmi di qualità, ma al tempo stesso originali, e anche a pensare prodotti diversi per singoli segmenti di audience diversa. ”. Al telespettatore (e al suo telecomando), come sempre, l’ardua sentenza.

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