Il lavoro fa schifo? Chiuso il punto vendita

E' successo alla catena di fast food Chipotle in Pennsylvania: nella serrata coinvolti lavoratori e manager

Lavoratore di fast food – Credits: Gettyimages

Barbara Pepi

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"Signori, si chiude. Non siamo degli animali e tutti i lavoratori meritano dei diritti". Era più o meno questo il senso della protesta dell'intero staff (compreso quello manageriale) del punto vendita del fast food messicano Chipotle a State College (Pennsylvania).

Qualche giorni fa i lavoratori invece che alzare la saracinesca e mettersi a sfornare tacos e burritos in condizioni che sono state definite "disumane" hanno affisso alla vetrina un cartello che recitava: "Volete sapere perché abbiamo chiuso? Chiedete agli uffici della nostra azienda perché obbliga i suoi dipendenti a lavorare in condizione di sfruttamento. Quasi tutti i dirigenti e i lavoratori si sono licenziati. Le persone sono più importanti del profitto".

In America da tempo è in corso una vera guerra che coinvolge le centinaia di migliaia di lavoratori che ogni giorno servono hamburger e patatine ai 4 angoli del Paese e che in maniera più o meno marcata si sentono sfruttati e sotto pagati e che chiedono che, per lo meno, il salario minimo arrivi ai 15 dollari l'ora (contro gli attuali 7,25).

La dirigenza di Chipotle, con sede a Denver, si è affrettata a minimizzare precisando: "Alcuni dei nostri dipendenti hanno chiuso la filiale, lasciando fuori la maggioranza degli altri, che invece erano entusiasti di tornare al lavoro".

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