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Il fallimento di Toys R’ Us è la fine di un'epoca

Il colosso dei giocattoli chiude i battenti mandando in soffitta i ricordi della magia della caccia ai giochi tra gli scaffali dei negozi

toys R’ Us dichiara fallimento: è la fine di un epoca

Barbara Massaro

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Anche a Babbo Natale la letterina la si manda ormai via e-mail. Perché per gli adulti è più facile e comodo destreggiarsi nella marea di proposte per bambini veicolate dalla televisione inserendo il nome del regalo richiesto in un sito di e-commerce e aspettando che il dono arrivi direttamente nel salotto di casa.

E poi comprando on-line si evitano i capricci dei più piccini in giro per i negozi al grido di "Voglio anche quello"; niente carrelli stracolmi di bambole e robot che valgono una tredicesima e nessuna lotta con i bimbi ormai convinti che anche Santa Claus faccia la spesa su Amazon.

La fine di un'epoca

E' così putroppo e se ne sono accorti, loro malgrado, anche i vertici di Toys 'R US, il colosso Usa dei negozi di giocattoli che ha aperto la pratica per la bancarotta assistita.

Chiude Toys che si arrende a un mondo di bambini sempre meno inclini allo stupore e più consapevoli del potere e della rapidità di internet. Se, fino a qualche anno fa, mamma e papà potevano persino "fingere" di non trovare questo o quel gioco nel negozio sotto casa oggi gli stessi genitori dal proprio figlio riceveranno in risposta "Cercalo on-line". Perché lì si trova tutto e spesso a prezzi più vantaggiosi che nei negozi al dettaglio tra offerte e sconti.

Però, che peccato! Di sicuro per i 33.000 dipendenti di Toys 'R Us che perderanno il posto di lavoro e per quei 400 milioni di dollari di buco che l'apertura del Chapter 11, la bancarotta assistita, dovrà cercare di sanare, ma soprattutto per i bambini.

Dalla parte dei bambini

Sì, perché nel cambiamento epocale che è in corso sono loro che ci perdono. Solo in America con il fallimento di Toys 'R chiuderanno 700 store in cui era così bello trascorrere il sabato pomeriggio, dove, dopo ore di tira e molla con mamma, papà, nonni e zii si usciva con un giocattolo nuovo fiammante.

Le bambole, prima di essere comprate, venivano guardate negli occhi dalle bambine e i maschietti potevano toccare la plastica scintillante dei robot e immaginare mille viaggi spaziali. Altro che internet...

I negozianti, poi, erano gli esseri umani più vicini al concetto di folletto di Babbo Natale che mente di bimbo potesse immaginare. Sapevano tutto: erano informati sugli ultimi modelli e sui resti di magazzino, sulle mode del momento e sugli ever green. Vedere tutti insieme così tanti giocattoli rappresentava una delle più grandi gioie dell'infanzia, ma ormai quel tempo è inesorabilmente finito.

Piccoli adulti

I bambini, infatti, giocano sempre meno (nonostante i giocattoli siano sempre di più) e per sempre meno tempo. Del resto la loro vita è più organizzata di quella di un manager di una multinazionale: è una necessità, e c'è poco da fare. I genitori, del resto, lavorano entrambi e spesso i nonni ancora sognano la pensione o non hanno comunque tempo per pensare a torte e giretti al parco o per inventare giochi come si faceva una volta.

I bimbi, dopo il dopo-scuola vengono trascinati a calcio, danza, musica, teatro o inglese per arrivare alle 19.00 di sera quando la famiglia, stremata, torna a casa. Troppo tardi per perdersi nella cameretta tra i giocattoli sugli scaffali. Tempo del bagnetto e della cena e subito a nanna.

Si spengono, così, i riflettori su Toys 'R US e sulla sua magia, ma in realtà a calare il sipario è lo spettacolo dell'infanzia sempre più corrotta da un mondo che non ha tempo per i bambini.

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