Cinque motivi per odiare il proprio capo

Controlla i dipendenti come un Grande Fratello, cade in favoritismi, non è in orario: sono alcuni dei motivi per il cui capo risulta indigesto

Perché si odia il capo? Credits: Getty Images

Eleonora Lorusso

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O lo si ama o lo si odia, ma forse piu spesso lo si odia. E' il capo, colui al quale si deve rispondere del proprio lavoro, dei propri orari (d'ufficio), della propria precisione e dei propri risultati. Nei confronti del datore di lavoro si nutrono spesso sentimenti contrastanti, che vanno dalla stima al rifiuto completo, passando per l'innamoramento, con risultati spesso inaspettati.

Certo non sempre i rapporti sono come quelli tra Sandra Bullock e il suo capo Hugh Grant in Due settimane per innamorarsi. Se è molto frequente che i dipendenti (e soprattutto le dipendenti) sviluppino la cosiddetta Sindrome di Stoccolma, innamorandosi del loro "carceriere", di colui che le rapisce, sottraendole - anche se momentaneamente - dagli impegni familiari e casalinghi, è altrettanto vero che ci sono casi nei quali il boss diventa un vero nemico. Perché? Perché si comporta da tiranno, non ascolta i propri collaboratori, li controlla come un Big Brother o predilige alcuni lavoratori ad altri, con favoritismi insopportabili.

A stilare l'elenco dei motivi per i quali i capi finiscono spesso per essere "indigesti" è il sito Openforum , che ha ribaltato la situazione,  esortando i datori di lavoro a riflettere sugli errori piu' comuni. Ecco quali sono:

1) Non accentrare tutte le decisioni, ma ascoltare anche i consigli degli altri. Lavorare in modo inclusivo, senza ascoltare il parere o le idee altrui, preclude la possibilità di prendende in considerazione anche opzioni nuove. Dal punto di vista dei lavoratori, invece, un capo che non ascolta mai diventa una sorta di "tiranno" sordo a ogni consiglio o indicazione, dunque poco "digeribile".

2) Evitare l'effetto Big Brother: comportarsi come un Grande Fratello, o peggio ancora come un genitore ossessivo non aiuta nessuno. Al contrario, i collaboratori si sentono costantemente sotto stress e smettono di lavorare in modo propositivo: un capo che si comporti in questo modo non può che diventare insopportabile ed eccessivamente invadente.

3) Dare il buon esempio: è inutile pretendere dai propri dipendenti o impiegati che rispettivo l'orario di lavoro e gli impegni, se il boss è il primo a presentarsi tardi in ufficio. Uno dei motivi per i quali il capo puo essere visto come un "nemico" è proprio il fatto che venga giudicato un fannullone, che scarica il lavoro (e peggio ancora le responsabilità) sugli altri.

4) Evitare i favoritismi: proprio come in una grande famiglia, il capo non deve mai preferire un collaboratore a un altro, o comunque non dovrebbe mai permettere a eventuali legami "preferenziali" di avere il sopravvento sulle dinamiche di ufficio. Spesso i lavoratori lamentano trattamenti diversi e favoritismi, alimentando anche il gossip da ufficio, non sempre fondato, sui motivi di questi comportamenti. 

5) Non ostentare successi o denaro: evitare la sindrome da Fantozzi, ovvero quella di una distanza abissale che divide il capo dai propri collaboratori, che spesso si sentono come il povero Ugo, degli "inferiori". L'andamento di un'azienda o di un'attività dipende certo dal capo, ma i lavoratori contribuiscono ai risultati, ciascuno nella sua misura. Spesso, invece, si sentono poco considerati e dunque provano risentimento nei confronti del capo, che si gode - da solo - i successi.

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