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Perché Gucci ha detto addio alle pellicce

Cosa c'è dietro la svolta "fur free" del marchio fiorentino, già intrapresa da Armani e Hugo Boss. Gucci non userà più visoni, volpi e zibellini

Gucci sfilata

Francesco Canino

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Gucci ha detto addio alle pellicce. Per qualcuno è l'inizio della fine di un'epoca, per altri un presa d'atto - con ampia strizzata d'occhio al marketing - delle nuove sensibilità: comunque la si veda, la svolta "fur free" del marchio fiorentino, emblema dell'italian style nel mondo, segna una "rivoluzione" di quelle destinate ad innescare un effetto valanga nell'industria del fashion. Ecco perché. 

Gucci dice addio alle pellicce

Stop alle pellicce animali a partire dalla collezione Primavera-Estate 2018. Ad annunciare la svolta ecologista di Gucci è stato Marco Bizzarri, presidente e Ceo di Gucci, durante l'evento "Kering Talk", al London College of Fashion. Visoni, volpi, zibellini e Astrakhan, conigli e opossum spariranno dunque da abiti e accessori dando così vita ad una collezione interamente fur free

Il cambio di prospettiva è totale, soprattutto per un marchio che da decenni rappresenta il vertice dell'industria del lusso e non ha mai rinunciato a proporre prodotti di alta gamma assortiti con pellicce di vario genere. "Essere socialmente responsabili è uno dei valori fondamentali di Gucci e continueremo a cercare di fare di più per l'ambiente e gli animali", ha spiegato Marco Bizzarri. 

Gucci entra così di fatto nel network internazionale Fur Free Alliance (Ffa) nell’ambito del progetto "Fur Free Retailer", l'iniziativa globale che mira a condizionare le politiche di responsabilità sociale delle aziende della moda per spingerle a rinunciare all’uso di pellicce animali.

 

Armani e gli altri brand "fur free"

La svolta etica di Gucci ha immediatamente innescato le reazioni entusiaste dei movimenti animalisti, a cominciare dalla Lav italiana che, attraverso Simone Pavesi, responsabile Lav Area Moda Animal Free, sottolinea come "il rispetto degli animali è sempre più radicato nei valori delle persone e i grandi nomi della moda stanno gradualmente attuando politiche di responsabilità sociale in questa direzione".  

Ma Gucci non è il primo marchio a impegnarsi a non usare più pellicce animali. L'annuncio più clamoroso è infatti quello di Giorgio Armani, che nel 2016 aveva scelto la totale abolizione dell’uso di pellicce animali nelle sue collezioni: "Il progresso tecnologico raggiunto in questi anni ci permette di avere a disposizione valide alternative che rendono inutile il ricorso a pratiche crudeli nei confronti degli animali", aveva annunciato lo stilista piacentino, spiazzando colleghi blasonati, trendsetter e comunicatori.

Tra i sostenitori della fur-free policy ci sono anche marchi dell'alta moda come Stella McCartney e Hugo Boss, oltre che catene low cost come Zara, H&M e l'italiana Ovs (tutto l'elenco completo è sul sito di Fur Free Retailer). E dopo la sterzata etica di Gucci, la lista è destinata ad allungarsi

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