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Giallo zafferano, La Mantia, Capossela, Elio: musica più cibo

Bilancio del Cous cous fest fra divi dei fornelli e del palco

Il piatto Italia

Stefania Berbenni

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Se fosse un film, la sceneggiatura sarebbe facile da scrivere. Stiamo parlando del Cous cous fest, 10 giorni di musica, cibo, parole e allegria calda, appena conclusosi a San Vito Lo Capo (Trapani). Protagonista, tocca ammetterlo, è comunque un animato, cioè il cous cous, alimento povero che sta conoscendo una primavera non araba, ma tutta italiana. A poco a poco si è infatti infilato nei ristoranti, stellati e non; è comparso a banchetti di nozze, happy hour e cene fra amici. Solo qualche anno fa sarebbe stato impensabile una simile diffusione. Sono state vendute 50mila porzioni di cous cous, declinato in vari modi, dolce o salato, con pesce o verdure o carne.

Coprotagonisti sono sicuramente i cuochi e a San Vito se ne sono visti parecchi, qualcuno con maggiore abilità nel prendersi i riflettori, primo fra tutti Filippo La Mantia, siciliano che dunque giocava in casa e che ha dalla sua una capacità affabulatoria senza eguali; poi Claudio Sadler, due stelle Michelin e una maestria in cucina rara; l’uomo ha anche dalla sua umanità calda ed equilibrio: niente male; Giancarlo Morelli, una stella e una bella storia di vita, con i suoi occhiali colorati che cambia ogni giorno (e talvolta, più volte al giorno) e un sorriso contagioso ha messo insieme professionalità con simpatia. Risultato: per lui gli applausi cascavano come pioggia primaverile.

C’erano anche Sonia Peronacci, fondatrice di Giallo zafferano (un milione di contatti al giorno) che ha semplicità divulgativa rara e buona conoscenza dei fornelli ed Hiro Shoda del Gambero rosso e Chiara Macci, blogger e Fabrizio Noris che di carni ne sa più di tutti, affiancato dalla chef Giovanna Wale talmente bella che si fa fatica a dimenticare l’aspetto estetico e a pensare che sia anche brava.

Ma a rendere divertente la sceneggiatura del nostro film virtuale c’era Andy Luotto, anche lui cuoco di livello alto e nello stesso tempo intrattenitore, conduttore, ospite perfetto. Chi è rimasto ai tempi di Renzo Arbore ha da rivedere tutto, perché l’uomo, con gli anni, si è fatto tondo (anche un po’ sulla pancia, beh!) con sfumature speciali di equilibrio e umanità.

E poi c’è il Peppone del Sud, il sindaco del paesino siciliano Matteo Rizzo, che per stazza ricorda un po' il Gino Cervi della saga di Guareschi: non ha i baffi, ma ha la stessa bonomia del Peppone emiliano. È riuscito a mettere insieme una manifestazione che sta facendo a meno quasi in toto dei soldi pubblici e si finanzia da sola, grazie a sponsor e alla vendita delle porzioni di cous cous. Ha fatto anche un piccolo miracolo preservando il paese appoggiato sulla spiaggia bianca che, a differenza di molti altri, non conosce l’orrore dei palazzoni e degli hotel anonimi, solo costruzioni alte massimo due o tre piani e le auto tenute lontane dalle spiagge e dalle vie. Persino la produzione di questo film virtuale giustifica una nota di merito, è la Feedback di Palermo e alla faccia di chi pensa che al Sud non sappiano organizzare, loro sono riusciti a mettere in piedi un evento efficente e accogliente. 

Infine, la colonna sonora del film, varia, perché ogni sera sul palco sono sfilati molti artisti da Vinicio Capossela ad Elio e le storie tese. Lista lunga. Guardare i titoli di coda (ovvero il programma completa su www.couscousfest.it)

 
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