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Francia, stop alle modelle anoressiche

D'ora in poi certificato medico e obbligo di indicare l'uso di phoshop

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Eleonora Lorusso

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Lo avevano annunciato: ora la Francia volta pagina e dà il via libera a nuove restrizioni per le modelle anoressiche. A partire dalle prossime settimane chiunque voglia sfilare in passerella dovrà mostrare un apposito certificato medico che attesti le buone condizioni di salute e soprattutto che la modella in questione (o il modello) rispetti i valori di massa corporea idonei.

Il Certificato medico obbligatorio

Più precisamente, come si legge nel testo votato dai parlamentari d'Oltralpe, il certificato dovrà confermare "lo stato di salute della modella o modello, valutati soprattutto in riferimento all'indice di massa corporeo (...) compatibile con l'esercizio della sua professione". Un'espressione che intende dire basta all'anoressia in passerella, con ragazze in carne (poca) e ossa (ben evidenza), e che introduce parametri di riferimento per valutare lo stato di salute, che tengano presente l'età, la morfologia, il sesso, il ciclo mestruale e la storia alimentare delle modelle.

Carcere e multe per i trasgressori

La Francia, dunque, dopo diversi annunci e le prime iniziative, passa al pugno di ferro contro lo sfruttamento delle modelle anoressiche, anche con multe salate per chi non rispetterà la legge: per i trasgressori, ovvero sia per le modelle che per i responsabili delle agenzie di moda, infatti, sono previsti la detenzione fino a 6 mesi e multe da 75 mila euro.

La normativa è frutto di un vero e proprio braccio di ferro tra il governo e il mondo della moda: una prima versione della legge, infatti, fissata un indice di massa corporeo minimo sotto il quale era ipotizzato il divieto di sfilata (in particolare a 18), ma i rappresentanti del settore fashion si sono opposti fermamente. A ciò si aggiunga la convinzione, da parte di alcuni deputati, che non si possa limitare la considerazione sullo stato di salute di una persona limitandola ad un solo parametro numerico.

Photoshop: indicazione obbligatoria per le "foto ritoccate"

Tra le novità della normativa anche l'obbligo di indicare il ricorso a Photoshop, inserendo la dicitura "foto ritoccata" ad ogni scatto che compare in riviste e pubblicità, "ogni volta che l’apparenza corporea sarà modificata per affinarne o ingrossarne la silhouette". Per chi non rispetterà la legge, anche in questo caso fioccheranno multe fino a 37.500 euro (per i recidivi) o pari al 30% degli introiti pubblicitari.

Un nuovo reato?

I legislatori avevano anche pensato a norme più severe, come l'introduzione del reato di incitazione alla "magrezza eccessiva", con chiaro riferimento ai siti cosiddetti "pro-ana" che incitano appunto all'anoressia, con pene di un anno di carcere e multe fino a 10mila euro, ma la legge non era passata già lo scorso novembre, anche per l'opposizione e i dubbi degli esperti dei disturbi alimentari, perché spesso i creatori di questi siti sono proprio soggetti che hanno problemi di anoressia e bulimia. Se in Francia si calcola siano i 30mila e i 40mila i soggetti anoressici, soprattutto tra gli adolescenti (90%), in Italia sarebbero intorno ai 2 milioni, secondo i dati della Società italiana di medicina dell'adolescenza (2013), a soffrire di disturbi alimentari, bulimia compresa.

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