Lucia Scajola

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Alle 7,40, con la luce del mattino di inizio estate, fuori dai cancelli, si incolonnano le prime macchine. Qualcuno si affretta a superare la guardiola a piedi. Altri sono già dentro. Pronti a cominciare un’altra giornata. Il lavoro che si fa qui, però, non è come gli altri. Questi giovani e forzuti signori, di mestiere fanno i guerrieri e per le successive ore del giorno si dedicheranno all’allenamento dei loro corpi. Secondo un dogma: la preparazione fisica è essenziale alla testa, se crolla il corpo, crolla tutto. E nessun muscolo, men che meno quello pensante, può essere sottovalutato da chi fa intelligence, «boots on the ground», in territorio di guerra.

Vedere senza essere visti

Siamo al quartier generale del 185º Reggimento Rao (Ricognizione e acquisizione obiettivi) Folgore, nella caserma Carlo Pisacane di Livorno, una delle unità per operazioni speciali dell’Esercito, dove circa 500 uomini si muovono all’insegna del motto «videre nec videri», vedere senza essere visti, che campeggia sulle mostrine delle loro uniformi ai piedi di un curioso «gattistrello» (un pipistrello con la testa di gatto) .

Li vado a trovare con un fotografo lo stesso giorno in cui, all’alba, cominciano a diffondersi le indiscrezioni di un intervento italiano in Libia. Nessuno si pronuncia, ma tutti, senza dirlo, riterrebbero auspicabile l’utilizzo di questa forza. Il motivo della visita, tuttavia, è più frivolo: siamo qui per osservare come si preparano «i migliori». Se il loro obiettivo è allenare il corpo perché anche la testa funzioni,i loro consigli saranno buoni per tutti. Soprattutto alla vigilia della prova costume. Dunque eccomi qui.

Il primo allenamento

Il lavoro comincia alle 8,15. Schierati di fronte al comandante Maurizio Fronda, gli acquisitori del comando (si chiamano così perché hanno il compito di acquisire le informazioni) assistono all’alzabandiera. Non vola una mosca. Assegnati i compiti, ci si rivede pochi minuti dopo in cortile per il primo allenamento. Il sole sta salendo. L’istruttore, scuro di carnagione e grande quanto un armadio e mezzo, spiega il concetto cardine di tutta la preparazione: «Per avere il cervello sempre lucido servono ossigeno ed energia». Gli allievi cominciano a procurarseli, per 50 minuti, con i primi esercizi a corpo libero, fatti con l’ausilio di attrezzi di circostanza. «Non servono più le macchine» spiegano. Ed ecco che ci ritroviamo, tutti, a spingere automezzi, ribaltare copertoni, saltare panchine.

Esercizi in spiaggia

Il resto della giornata prosegue con la salita sulla fune, le pertiche, la boxe. Senza sosta, si va alla palestra di roccia per l’arrampicata. Il passaggio successivo è sul tappeto. Le quattro montagne umane che ci accolgono sono gli istruttori Mcm, il metodo di combattimento militare, ufficializzato alla fine del 2014, che ha come obiettivo quello di «finire» l’avversario. «Se ci si trova a combattere a mani nude, significa che qualcosa è andato storto prima» spiegano. «Qui valgono calci, morsi, colpi ai genitali». Provo anche questo in una versione a prova di femminuccia.

Dopo la pausa pranzo, ci si ritrova in spiaggia. A condurci alle prossime fatiche è un gommone Zodiac Hurricane costruito per essere lanciato dagli aerei. Tra evoluzioni e onde veniamo condotti semifradici, a 100 chilometri all’ora, alla spiaggia della Folgore. Le ultime prove del giorno sono corsa a piedi nudi sulla battigia, scatti, affondi, addominali, piegamenti, flessioni in acqua. La giornata sta volgendo al termine, il sole si fa arancione. Gli allievi si rilassano in mare prima di tornare in caserma o alle loro case. Ne sono uscita viva anch’io: ossigeno e energia ci sono ancora. E il cervello elabora la considerazione di aver toccato con le mani (e con i piedi) un’eccellenza italiana.       

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