Le femmine giocano con le bambole, i maschi con i robot. O no?

La preferenza delle bambine per il colore rosa o le fate, e dei bambini per l’azzurro e i dinosauri, è qualcosa di innato o siamo noi adulti a condizionarli? Se pensate che esista una risposta semplice, ripensateci

Un negozio di giocattoli – Credits: Getty

Maddalena Bonaccorso

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Nel nostro universo adulto, fatto di uguaglianza di genere e di politicamente corretto, sembra che gli universi infantili mandino messaggi di conformismo: l’infanzia è ancora divisa tra principesse e bambole amate dalle femmine, dinosauri e pirati scelti dai maschietti.

Quanto di tutto ciò sia innato e quanto frutto di condizionamenti è terreno di studio; ma che questi siano i fatti emerge, oltre che dai dati Istat sui giocattoli, anche da un’indagine commissionata da Disneyland Paris ed effettuata dalla Doxa per sondare i modi in cui si esprime l’immaginazione dei piccoli: l’81 per cento delle bambine tra 4 e 12 anni ricrea mondi di fate e principesse, il 58 per cento dei maschi predilige fantascienza e costruzioni.

Basta esaminare i 500 disegni mandati da bambini della stessa età ai quali sempre la Disneyland Paris ha chiesto di disegnare il castello ideale; i disegni sono ben riconoscibili dalla forte connotazione di genere, castelli ingentili per le bambine, militareschi per i bambini.

"Questi risultati non devono stupire" commenta Elisabetta Ruspini, docente di sociologia all’Università di Milano Bicocca e autrice del saggio Identità di genere (Carocci). "Ma non devono nemmeno farci pensare che il conformismo di genere sia innato: i bambini acquisiscono i modelli per crescere e interagire con gli altri. Gli adulti professano, a parole, equità di genere ma poi con i bambini si comportano in maniera stereotipata. Una cosa è parlare di equità, l’altra è viverla. Se non passiamo al bambino certe informazioni di base, tipo “se anche giochi con le Winx non diventi gay, e se lo diventi va bene lo stesso”, quel bambino assumerà comportamenti prefissati come strategie di sopravvivenza".

Saremmo quindi noi a rendere i bimbi specchi del nostro inconscio tradizionalista. Ma è proprio così? Alcuni studi scientifici giungono a conclusioni più sfumate: esiste una preferenza innata per il rosa o l’azzurro, per esempio, prima che possano intervenire i condizionamenti della società. Una ricerca americana (abbastanza nota) del 2011 su bambini di entrambi i sessi di due fasce d’età, 2 anni e 2 anni e mezzo, racconta una storia un po’ diversa: a 2 anni le bambine si orientano più spesso dei bambini verso oggetti rosa; a 2 anni e mezzo la preferenza femminile verso questo colore è ancora più spiccata (e resta alta fino ai 4 anni) mentre i maschi, più che amare l’azzurro, evitano il rosa.

A partire dai 5 anni, le differenze tra i due sessi si fanno meno decise. Anche la scelta dei giocattoli è qualcosa con cui, in un certo senso, si nasce. Altri studi indicano come bimbi di 12-24 mesi mostrino già inclinazioni verso bambole o automobili a seconda che siano femmine o maschi. E persino femmine di scimmie rhesus di pochi mesi giocano di più con giocattoli da bambine, e viceversa se sono maschi.

Orientamenti che, nel caso dei cuccioli d’uomo, vengono poi amplificati e rafforzati dalla famiglia e dalla società. E il dibattito è ben lontano dall’essere appianato. "Tutti questi dati non devono portare a conclusioni rigide" afferma Caterina Satta, autrice di Bambini e adulti: la nuova sociologia dell’infanzia (Carocci editore). "I bambini sono esseri creativi e attivi, anche se magari ci appaiono conformisti nel prediligere le fate o mostri e spade. La generazione millennials è migliore di quanto noi pensiamo, e avrà un futuro lontano dagli stereotipi principessa=velina".

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