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E il matrimonio è come il mattone

Le nozze rimangono un bene rifugio, anche se calano le quotazioni: ci si sposa meno e ci si separa di più. Fotografia dell’Italia che cambia

Foto di matrimonio più belle del 2016

Lucia Scajola

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Va a finire che il trasgressivo è quello che si sposa. Se lo fa in chiesa poi, e magari rimane fedele per più di qualche anno, diventa persino un caso. Una storia di cui parlare al cinema. Come nell’ultimo film di Federico Moccia Scusa ma ti voglio sposare, dove Raoul Bova interpreta Alex, un pubblicitario che alla soglia dei 40 anni decide che è ora di mettere la testa a posto e sposare la fidanzatina ventenne Niki, interpretata da Michela Quattrociocche.

Malgrado il rassicurante Bova e gli entusiastici proclami del ministro Renato Brunetta, che a 60 anni annuncia di andare all’altare, il matrimonio accusa colpi, amplificati dal tonfo della presunta crisi tra i troppo perfetti Brad Pitt e Angelina Jolie.

Secondo l’ultimo rapporto Eurispes, presentato in questi giorni, nel 2010 le unioni saranno il 6,6 per cento in meno rispetto al 2007. Quelle religiose poi registreranno un calo del 16 per cento. "Ormai quasi il 30 per cento delle nozze in Italia è celebrato in comune" spiega Pietro Belletti, direttore Cisf, il centro italiano studi per la famiglia, incaricato dalla Cei di monitorare l’andamento dei matrimoni nel nostro Paese. "A Milano, nel 2002, i riti civili sfioravano il 50 per cento".

La conseguenza, secondo Belletti, è che chi sceglie di dire sì davanti a Dio lo fa con maggiore consapevolezza rispetto al passato: "Anche perché sa di dover frequentare i corsi preparatori che impongono un certo impegno". Ma a impegnarsi sono rimasti in pochi.

Avvicinarsi all’idea di famiglia, negli anni 2000, coincide sempre di più con la ben meno vincolante convivenza. Secondo l’Istat, le convivenze sono 800 mila, due terzi delle quali finiscono però con i fiori d’arancio. Gli altri preferiscono stare lontano da altare e comune. Come la coppia Accorsi-Casta, dove lei dice: "Intanto io mi sposo ogni mattina". I figli si fanno lo stesso: il 20 per cento delle nascite oggi avviene fuori dal matrimonio.

"Nel 2015 le convivenze supereranno i matrimoni" prevede Alessandro Rosina, demografo all’Università Cattolica di Milano. "Tra le donne nate negli anni Sessanta, solo il 10 per cento si è sposato dopo avere convissuto, il 25 tra le nate nei Settanta. Le nostre proiezioni ci portano a prevedere che per le figlie degli anni Novanta il dato supererà il 50 per cento". Comunque ci si continua a sposare, ricorda il sociologo Marzio Barbagli, che ha studiato i comportamenti molto privati di casa nostra al punto da scriverne un libro, La sessualità degli italiani, in uscita a febbraio, edito dal Mulino. Spiega: "Anche se negli ultimi 30 anni i matrimoni sono diminuiti del 30 per cento (nel ’72 l’Istat registrava 392 mila matrimoni contro i 249.242 del 2008), e anche se siamo l’unico paese al mondo dove per divorziare bisogna passare dalla separazione legale, ci si sposa ancora. Vivere in coppia resta il modello ideale. Il fatto che gli omosessuali vogliano sposarsi è segno della vitalità del matrimonio». Prima di pronunciare il sì vincolante, ci si pensa non poco: secondo le previsioni Eurispes, l’età media sarà 34,2 per gli sposi e 30,9 per le spose. Se si pensa che fino a tre generazioni fa una ragazza di vent’anni senza la fede al dito era già in odor di zitellaggine...

Confessa l’attore Luca Barbareschi: "A 20 anni non si capisce nulla, io ho trovato coscienza e consapevolezza solo dopo 35 anni di scelte sbagliate e di errori tremendi. I prossimi che compio sono 53 anni...".

Meglio tardi che mai: dopo un divorzio doloroso, compagne e figli, oggi è innamorato della compagna Elena Monorchio in attesa di una figlia sua. Ma del matrimonio Barbareschi continua ad avere paura: "È una struttura fragile su cui è stato montato un motore da formula uno".

Intanto negli ultimi due anni divorzi e separazioni sono aumentati rispettivamente del 2,3 e dell’1,2 per cento, come indicano i dati dell’Aiaf, l’associazione degli avvocati per la famiglia. "I numeri aumentano dopo le vacanze estive, quando si sta più insieme e dove spesso si comprende di non riuscire a comunicare, di non sopportarsi più" spiega l’avvocato Marina Marino, presidente Aiaf.

Durante l’anno si resiste, "con grandi corna sul posto di lavoro, dove pare che le colleghe capiscano tutto e ascoltino ben più delle consorti" aggiunge la matrimonialista torinese Alessandra Fissore. Ma per Mauro Pecchenino, fondatore dell’Osservatorio sulla famiglia e la persona, le difficoltà maggiori le hanno i più giovani. Il 78 per cento delle separazioni avviene entro i 34 anni. "Si buttano nel matrimonio con l’approccio di chi dice 'Proviamo', quasi fosse un episodio casuale per cui è prevista la rinuncia in caso di sconfitta. Navigano a vista".

Tre matrimoni si celebrano e uno si rompe. "È una generazione autocentrata, che ha difficoltà a pensarsi come un noi. Si sta insieme, ma si scorre su vite parallele" spiega la psicoterapeuta Maria Rita Consegnati.

Per l’Istat la scelta del matrimonio non è più al primo posto fra i giovani. "Se per le generazioni passate era dominante la scelta di uscire di casa per sposarsi, oggi solo il 43,7 per cento lascia la famiglia per il coniuge" informa Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell’Istat.

Il vento è cambiato e ormai anche i cigni, considerati i più fedeli del regno animale, divorziano, tra lo stupore degli scienzati. In Gran Bretagna è il secondo caso in 40 anni su 4 mila coppie di cigni osservate. Non solo, si consolano con un nuovo partner. "Non si accetta neanche per un momento di essere infelici. È un continuo di donne che si lamentano di non sentire le farfalle nello stomaco. Non ne posso più di tutte queste farfalle" commenta Irene Bernardini, psicologa e fondatrice della Gea, la storica associazione che si occupa di famiglia. Però si resta attaccati al matrimonio come patelle, finché si può.

La durata media, secondo l’Istat, è 14 anni per quelli conclusi in separazione, 17 per quelli che si lasciano divorziando. Anche se oggi ci si lascia pure dopo tutta una vita insieme. Emblematico il fatto che si sia ipotizzato, anche solo per un giorno, di una crisi in casa Bertinotti. "Per la prima volta ci troviamo davanti a coppie che si separano dopo 40 anni" racconta l’avvocato Laura Hoesch "sono le donne le protagoniste, onnipotenti e sempre più simili agli uomini". Donne, che nel 60 per cento dei casi, come rileva l’Ami, l’associazione matrimonialisti, presentano loro l’istanza di separazione. E se gli uomini si organizzano anche mesi prima per farsi trovare nullatenenti dal giudice, "le donne pagano e molto, pur di liberarsi del marito" continua Hoesch.

L’assegno di mantenimento al coniuge è una novità: "In 30 anni di lavoro per la prima volta quest’anno ho chiesto al giudice un assegno di mantenimento per un uomo" racconta la matrimonialista Marina Petrolo. Anche le seconde nozze sono aumentate, il 13,2 per cento ci prova una seconda volta. Perseverare è diabolico, ma spesso funziona, soprattutto se si passa all’amore "morbido". Lo sostiene la sessuologa Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia e sessuologia medica del San Raffaele Resnati di Milano: "Esistono due tipi di coppia: quella tradizionale, votata alla famiglia e cementata dal progetto, e quella contemporanea, tenuta insieme dall’attrazione erotica". A resistere nel tempo è solo la prima. "L’impegno per la realizzazione dell’educazione dei figli e la serenità di una vita stabile, fatta più di tenerezza che di sesso, consente di rinunciare senza drammi all’inseguimento dell’eccellenza sessuale".

Assecondare troppo il corpo potrebbe rivelarsi poco costruttivo: "Se manca l’intesa nel quotidiano, finita la passione ci si ritrova solo su cumuli di cenere". Allora bambini e labrador, "stare con te, invecchiare con te" come canta Jovanotti nella sua ultima ballata romantica, colonna sonora del nuovo film di Gabriele Muccino Baciami ancora, altra storia di matrimonio, separazioni e ripensamenti. Se tutti i matrimoni felici si assomigliano, come scrisse Lev Tolstoj nell’incipit di Anna Karenina, il matrimonio che oggi regge deve essere come teorizza Muccino: luogo tanto criticato da giovani, oggi sponda sicura dove finalmente sentirsi, se non felici, almeno tranquilli.  

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