Donne al volante...

Il proverbio racconta di un "pericolo costante". Ma è davvero così?

Martina Panagia

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Tanto si parla e sparla di noi donne al volante, ma miei cari è facile scorgere la pagliuzza negli occhi degli altri e non vedere la trave nei propri. Vogliamo parlare un attimo di come siete voi uomini alla guida delle automobili? Io entro seriamente in ansia se per caso la sfortuna mi vuole seduta sul sedile del passeggero con accanto un novello Schumacher. Perché diciamocelo, voi vi sentite tutti grandi piloti.

Ed invece siete dei teppisti. Davvero, noi donne ci avvinghiamo alla cintura di sicurezza come se fosse un’ancora di salvezza, mentre voi slalomate, accelerate e frenate con un’alternanza tale da far venire il mal di mare anche a Capitan Findus. Vi innervosite perché non trovate parcheggio, mentre noi ci guardiamo in giro per darvi una mano, ed appena apriamo la bocca per dire “Ecco, lì ce né un….” Voi siete già passati oltre, perché andate così veloce che non riuscite nemmeno a vederli, quei sacrosanti parcheggi liberi. Ed il bello viene quando qualcuno davanti a voi si dimentica di mettere la freccia per svoltare, oppure accosta un secondo per far scendere la moglie dall’auto, o ancora poverino è indeciso su che direzione andare e rallenta un attimo. Apriti cielo, nemmeno vi avesse rubato la moglie, scoppiate in improperi degni di ultrà allo stadio.

Ma perché? Perché non avete un poco di sacrosanta pazienza con gli altri esseri umani? Che colpa ne ha una povera donna se si deve fermare alla sbarra del Telepass perchè la suddetta sbarra non si apre? Ok, forse abbiamo dimenticato di andare al Punto Blu a sostituire l’apparecchio con la batteria scarica, ma caspita, sarà mica la fine del mondo aspettare 3 minuti al casello!

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