Uscirà a dicembre il prossimo film di Natale della Disney, ma Oceania - questo il titolo in italiano, mentre in America di chiamerà Moana - è già al centro di parecchie polemiche.

Se otto anni fa il primo mandato del Presidente Obama era stato salutato da Disney con "L'ingresso in società" della prima principessa di colore della storia dei cartoni animati, ovvero Tiana, protagonista de La principessa e il ranocchio; ora a debuttare è la cultura Maori della Polinesia con una principessa a piedi nudi e dalle fattezze meno stereotipate - basta vitino da vespa e labbra a cuoricino - e con semidio Maui, un omone dalla pelle scura e pieno di tatuaggi che però non convince parte della community.

La Nuova Zelanda e la Polinesia hanno, infatti, accusato Disney di veicolare un'idea sbagliata della cultura Maori con un personaggio in visibile sovrappeso lontano dalla realtà delle popolazioni locali e che potrebbe ostacolare la lotta all'obesità infantile che i Governi mondiali stanno portando avanti.

Come se non bastasse il Maori cicciottello a scaldare gli animi, ora la levata di scudi è per il costume da Maui che è stato commercializzato in vista di Halloween.

"Il colore della pelle non è un travestimento" ha scritto qualcuno su Twitter accusando Disney di essere razzista mentre una ragazza polinesiana ha sottolineato come "La cultura del suo Paese non può essere ridotta a un costume di Halloween".

"La nostra pelle scura e i nostri tatuaggi non possono essere così strumentalizzati" ha tuonato un terzo.

Se l'orgoglio Maori si moltiplica in Rete c'è anche chi ricorda che si sta parlando di un film per bambini e non di un documentario sulla Polinesia e c'è chi sostiene che dopo i sette nani di Biancaneve o il Gobbo di Notre Dame si sarebbe dovuti scendere in piazza per più sensate ragioni discriminatorie.

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