Eleonora Lorusso

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Che cosa hanno in comune Repubblica Ceca e Romania? O Ucraina, Bielorussia e Lituania? Se le ultime tre sono accomunate dal fatto di essere appartenute all'ex blocco sovietico, ad accostarle alla Repubblica Ceca e alla Romania è tutt'altro e in particolare gli elevati livelli di razzismo. A dirlo sono i risultati di uno studio, condotto dalla Harvard University, che ha tracciato la mappa dei Paesi più razzisti in Europa.

Al primo posto, dunque, i cittadini cechi, mentre tra le nazioni dove i livelli di odio razziale sono inferiori ecco Serbia, Slovenia (e in genere i Paesi balcanici), ma anche Gran Bretagna e Irlanda, Norvegia e Svezia, mentre negli altri membri dell'Unione europea le differenze sono più sfumate.

E l'Italia?
L'Italia, insieme al Portogallo, registra livelli di pregiudizio razziale piuttosto elevati (con un punteggio di 0,407) rispetto soprattutto a paesi come la Francia (0,373) e la Spagna (0,381). Il punteggio assegnato dai ricercatori americani, che hanno analizzato i dati in un periodo compreso tra il 2002 e il 2015 su un campione di 288.076 cittadini europei, varia da un massimo di 0,557 della Repubblica Ceca a un minimo di 0.298 della Serbia.

Il pregiudizio implicito
Gli studiosi non hanno preso in considerazione il semplice concetto di razzismo, bensì quello di "pregiudizio implicito", usando proprio un test cosiddetto IAT, implicit association test, che prevede di associare termini positivi o negativi a volti rispettivamente bianchi o neri. Tra i termini a disposizione parole come "buono", "cattivo" o "diavolo". Il fatto di non essere razzisti, secondo i ricercatori, non protegge infatti la gente dal nutrire un "pregiudizio implicito". Proprio l'aggettivo "implicito" ha fatto discutere perché ritenuto da alcuni controverso: "Noi crediamo che rifletta il concetto di associazioni automatiche che abbiamo nella mente, associazioni che si sviluppano nel corso degli anni nel mondo social". In pratica, nonostante come individui non si abbiano delle idee razziste, può capitare che si creino delle associazioni, frutto del modo in cui vengono descritte (positivamente o negativamente) persone di culture e etnie differenti.

Sebbene lo studio non sia esaustivo di una materia così delicata, gli studiosi sono convinti che sia il modo migliore per cogliere alcuni pregiudizi nascosti.

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