L'atavica e immutabile simbiosi tra le persone e l'ambiente in cui vivono. È questo il tema scelto quest'anno da Lavazza per l'ultimo calendario della trilogia dedicato agli "Earth Defenders", simbolici guerrieri moderni che lottano per la salvaguardia e la valorizzazione della terra e dei suoi prodotti.

E dopo gli scatti di Steve Mc Curry nel 2015 e di Joey L. nel 2016, tocca adesso al francese Denis Rouvre -più volte vincitore del World Press Photo Award- dare vita ai 12 mesi di immagini con il claim "We are what We live": siamo ciò che viviamo.

Dopo Africa e Sudamerica, il continente protagonista del calendario quest'anno è l'Asia, e per la prima volta, proprio a sottolineare e a mostrare il legame uomo-ambiente, non ci sarà solo uno scatto al mese, ma due: essere umano e habitat, quasi una mitologia della similitudine.

Per i mesi di marzo e giugno, è l'India a trasmettere il suo messaggio di sostenibilità, con gli scatti realizzati nella regione di Karnataka, nel sud del Paese, tra i piccoli produttori di caffè che a causa del cambiamento climatico e del conseguente aumento del numero di insetti infestanti e di malattie delle piante devono costantemente monitorare e adattare le coltivazioni: anche per essere in grado di vendere il proprio caffè a un prezzo equo, senza svalutare il proprio lavoro e l'unicità del territorio.

 "Il nostro progetto di Karnataka" spiega Mario Cerutti, Chief Sustainability Officer di Lavazza "intende mettere i piccoli coltivatori locali nella condizione di essere competitivi. Questo vuol dire migliorare la qualità del caffè prodotto con pratiche sostenibili, e di conseguenza la sua vendibilitá".

Il supporto dell'azienda è diretto a circa 1.000 coltivatori e alle loro famiglie, che lavorano su una superficie di poco meno di 800 ettari, ed è un supporto realizzato "stando ben attenti a decidere ogni passo solo dopo esserci confrontati con le persone coinvolte"

Il progetto va molto bene, tanto che dopo i primi tre anni, Lavazza ha deciso di rinnovarlo, "anche perché in territori come l'India" continua Cerutti "che presentano una grande varietà a livello di territorio, e molte problematiche legate al clima, abbiamo verificato negli anni che i classici progetti triennali non sono sufficienti: occorrono iniziative di più ampio respiro".

Praticamente, l'aiuto di Lavazza è rivolto a far sí che i coltivatori -attraverso una società formata da loro stessi, i cui utili vengono re-investiti in attività di social business- siano in grado di monitorare autonomamente la qualità del caffè prodotto, le caratteristiche del suolo, i fertilizzanti che danno i maggiori risultati, e anche di decidere quali piante siano più adatte al territorio, perché "con il cambiamento del clima" chiosa Cerutti "è necessario anche trovare coltivazioni con radici più profonde.

Sono "piccole" cose che però possono cambiare in meglio il lavoro e quindi la vita di un gruppo di persone, garantire la durata della coltivazione e soprattutto preservare l'habitat ".

Dal 22 al 26 settembre tutte le foto del calendario -realizzato in collaborazione con Slow Food- e dei due precedenti, sono esposte in mostra a Torino durante il Salone del Gusto.

 

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