Australia: "Toglieteci tutto, ma non Peppa Pig"

Col taglio dei fondi alla tv pubblica a rischio il cartone animato più amato dai bambini

– Credits: www.peppapig.com

Barbara Pepi

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Cosa sarebbe la vita di una famiglia con figli in età compresa tra i 2 e i 6 anni senza grugniti, pozzanghere di fango, risatine rassicuranti, dinosauri di George e soprattutto senza di lei: Peppa Pig.

L'effetto ipnotico delle vicende della maialina più famosa del pianeta avrebbe delle ripercussioni sull'equilibrio esistenziale di tutti: basta tregua al chiasso e alle richieste dei più piccoli alle prime note della sigla, basta bimbi tranquilli a merenda e colazione, basta maglie, tazze, coperte, e gadget di ogni tipo che raffigurano le storie di Peppa e famiglia.

Una prospettiva raccapricciante che ha messo sul piede di guerra mezza Australia alla sola minaccia di tagliare il programma animato per bambini dalla tv di Stato. Come in Italia, anche la televisione statale australiana, la ABC, sta facendo i conti con tagli di budget notevoli. 

Durante un intervento al Senato Mark Scott, il direttore generale di ABC, ha detto che se ci fossero state queste riduzioni alla spesa, molti programmi non sarebbero stati più garantiti e tra questi anche Peppa Pig.

Giammai: appena la notizia si è diffusa orde di genitori e bambini hanno iniziato la protesta per salvaguardare le sorti della maialina: da Twitter a Facebook fino ad arrivare a vere manifestazioni di piazza le famiglie australiane hanno chiesto al governo di non tagliare proprio il cartone preferito dei bambini di mezzo mondo. 

Pronta è arrivata la risposta del governo che ha addirittura scomodato il ministro delle telecomunicazioni Malcolm Turnbull per assicurare che Peppa non sarebbe mai stata in pericolo. Il primo ministro Tony Abbott ha poi garantito ufficialmente che ci sarà sì una riduzione dei costi della tv pubblica, ma che il cartone animato non corre nessun rischio.

Intorno a Peppa Pig ci sono interessi economici notevoli visto che il giro d'affari relativo alla maialina rosa si aggira intorno ai 300 milioni di euro.

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