Lettera aperta a Sara Tommasi

Un appello alla showgirl dopo aver visto il suo video hard: hai scoperto nel modo peggiore cosa significa far diventare il sesso un lavoro. Fuggi prima di perderti

Sara Tommasi

Sara Tommasi

Martina Panagia

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“La mia prima volta” è il film hard più chiacchierato del momento: criticato, ridicolizzato, recensito e sviscerato in ogni sua parte proprio come l’attrice che ne è protagonista, Sara Tommasi. Una ragazza che ha fatto molto scalpore per le sue dichiarazioni sessualmente esplicite e per le innumerevoli paparazzate in cui si è sfacciatamente mostrata senza slip in luoghi pubblici. Giornalisti, persone comuni, blogger e chicchessia ritengono che Sara abbia bisogno di aiuto, che si sia persa e che necessiti di cure. Bene. E se invece avesse solo bisogno di una persona sincera che le parlasse apertamente? Ci provo io.

Ciao Sara, mi ero stancata di leggere ovunque su web e giornali di quanto fosse pessimo il tuo film e di quanto tu sembrassi scialba, così ho deciso di vederlo per farmi un’ opinione personale. Non sono nemmeno riuscita a guardarlo tutto. Ti osservavo e continuavo a chiedermi quali fossero stati i motivi che hanno spinto la ragazza che eri a diventare la donna che sei.

Durante il film non mi sono sdegnata, né schifata, né divertita. Intorno a me, gli amici ridevano per gli occhi strabuzzati, per le parrucche colorate, per la faccia ridicola ed assente e per l’aria stralunata che non ti abbandonava mai. Io invece no. Io mi chiedevo cosa ti aveva spinto ad accettare quel ruolo.

Non raccontare balle: tu non hai girato il film hard perché, come dici all’inizio della pellicola “Mi piace il sesso, mi piace godere e la mia vita è stata sempre dominata dalle tre S: Il sesso porta soldi e i soldi portano successo.” Secondo me, tu nemmeno sai perché sei finita lì. Ti sei fatta probabilmente trasportare da situazioni che ti sono sfuggite di mano, hai seguito consigli sbagliati, hai fiutato soldi, firmato un contratto e ti sei ritrovata all’improvviso con una telecamera davanti e due uomini che ti hanno spogliata.

Attenzione, non intendo assolutamente dire che sei stata forzata a fare cose che non avresti voluto o che non avessi mai fatto, ma secondo me non ti eri resa pienamente conto di quanto fosse diverso fare sesso nell’intimità rispetto al farlo su un set, dove le esigenze sceniche e di tempi comandano. Non c’è modo di fermarti se sei stanca e non c’è posto per i capricci e per fare quello che realmente ti piace, ma devi stare alla sceneggiatura ed a quello che ti dicono. Forse te ne sei accorta troppo tardi e forse hai dovuto bere parecchi cocktail per sopportare le scene da girare. Ce ne è stata una che mi ha gelato il sangue: tra due uomini, entrambi dentro di te, uno ti cinge da dietro ed uno da sotto. Spingono contemporaneamente con così tanta violenza che era evidente ti stessero facendo male. Mi sono chiesta perché avessi accettato tutto ciò. Non sei un’attrice porno, sei solo una ragazza a cui piace divertirsi a letto e che ha scoperto nel modo peggiore cosa può significare fare diventare il sesso un lavoro.

Fermati Sara. Fermati perché secondo me non stai andando dove vorresti. Cambia aria, fai un bel viaggio, allontanati dalle persone che frequenti perché ti stanno dando consigli non adatti a te. Isolati un po’ e cerca di ritrovare te stessa. Io sono per la libertà di pensiero, ciascuno può fare quello che vuole della sua vita, ma solo se ne è consapevole. E nei tuoi occhi, Sara, non ho visto niente. Non ho visto droghe, non ho visto pazzia, non ho visto desideri, non ho visto speranza, ma non ho visto vita.

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