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Le web bufale della settimana - Ep. 18

Ci avete creduto? Avete fatto male: ecco le 7 bugie apparse in rete

1. La bufala della modella stufa di Instagram

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La redenzione della modella diciottenne Essena O'Neill stufa delle vessazioni imposte dai social network a colpi di photoshop, aveva fatto il giro del mondo.

Tra le lacrime Essena aveva ammesso di aver ritoccato le sue foto e di aver diffuso su Instagram un'immagine di sè distorta e pericolosa per le tante giovani che avrebbero potuto trarne un cattivo esempio.

La modella californiana aveva poi cancellato il suo account dicendosi pronta a diventare paladina della naturalità dei social e del diritto ad avere i propri difetti.

In realtà dietro a lacrime e dichiarazioni d'intenti non ci sarebbe un nobile motivo quanto piuttosto la delusione per la fine della sua storia d'amore col fidanzato.

A smascherare la bufala sono state due "amiche" blogger di Essena, Nina e Randa che hanno postato un video nel quale dicevano: "Mi ferisce il fatto che lei abbia detto 'Sono tutti cattivi e falsi'. La ragione per cui è lei è così sconvolta e triste è la fine della loro storia. E ora lei sta dando tutta la colpa ai social, dicendo che a Los Angeles è tutto orribile, che lì ha importanza solo essere famosi". Quindi tanto rumore per nulla: si tratta solo dello sfogo di una diciottenne che è stata piantata dal tipo. 

2. Fedez censurato

La cover censurata dell'ultimo album di Fedez La cover censurata dell'ultimo album di Fedez Twitter

Si è a lungo parlato in settimana della presunta censura da parte del Ministero per lo sviluppo economico subita da Fedez per la cover di Pop-Hoolista il suo nuovo album in uscita.

In questo caso non si tratta di una vera bufala quanto piuttosto di una notizia imprecisa. Nessuno ha vietato a Fedez di uscire con la sua cover nella quale si vede un poliziotto armato di frustino che, a cavallo di un unicorno, pare pronto a frustare Fedez che vomita un arcobaleno.

Il problema è nato nel momento nel quale Fedez ha voluto far registrare la cover all'Ufficio Brevetti (al quale lo Stato pone alcuni paletti) a garanzia dell'esclusività del logo e per poter sfruttare il potere evocativo della copertina con tutto il merchandising possibile senza che nessuno lo "taroccasse".

Il fatto è che l'Ufficio marchi e brevetti ha delle regole chiare e precise tra le quali c'è quella secondo cui il marchio registrato non deve essere lesivo del decoro e dell'ordine pubblico.

L'immagine del poliziotto a cavallo pronto a frustare un uomo in difficoltà non è apparsa consona all'Ufficio Brevetti. Tutto qui: se Fedez vorrà pubblicarla lo stesso potrà farlo benissimo col rischio, però, di subire copie e tentativi d'imitazione.

Tempo fa era successo, ad esempio, con il logo di A-Style, quello raffigurante una A composta mimando un atto sessuale. L'ufficio marchi e brevetti, anche in quel caso, non l'ha registrato, ma l'azienda l'ha comunque commercializzato correndo, però, il rischio di essere imitata e copiata a più non posso (cosa puntualmente successa)

3. La privacy su Facebook

Ormai sono i pochissimi a cascarci, ma su alcune bacheche ancora compaiono le solite catene di Sant'Antonio che ti invitano a condividere un post con tanto di citazioni di Articoli e Commi di leggi che andrebbero a tutelare la Privacy e che non autorizzano Facebook a fare di noi quello che più aggrada a Zuckerberg e Company. La verità, però, è una e una soltanto: se non si vuole che Facebook si faccia gli affari nostri l'unica è abbandonarlo.

4. Piovono Volkswagen

volkswagen Il logo Volkswagen RALF HIRSCHBERGER/AFP/Getty Images

800.000 Volkswagen pronte per essere regalate al clic più veloce del web a causa dei problemi legati alla certificazione dei consumi. La notizia è apparsa lo scorso 31 ottobre 2015 sulla pagina Facebook non ufficiale Volkswagen. Italia. Si trattava di un presunto concorso che annunciava 800.000 macchine pronte ad essere messe in palio per chi avesse messo mi piace alla fan page. La notizia era una bufala, ma a condividerla sono stati in 93.000.

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