Le riflessioni di Giorgio Armani

A chiusura della settimana di sfilate femminili di Milano, Giorgio Armani fa il punto sulla moda italiana e alza il dito contro qualche collega troppo esibizionista, la stampa e la Camera della moda poco autorevole

– Credits: Getty Images Entertainment/Franco Origlia

Antonella Matarrese

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La giliegina sulla torta l’ha messa Giorgio Armani. Vestito di blu, leggermente abbronzato, ha ricevuto la stampa appena dopo la sua sfilata per il prossimo autunno inverno 2014-2015, dominata dai grigi con un tocco di lime energizzante.

"Dobbiamo analizzare i fatti di casa nostra, sia noi stilisti che voi stampa specializzata" ha esordito Armani che facendosi serio ha lungamente continuato: "Non possiamo far sì che la nostra moda si esaurisca in una funzione scenica perché perderebbe autorevolezza. Non voglio essere polemico ma sento il bisogno di avvertire che la moda va rivitalizzata. Non possiamo chiedere aiuti allo Stato e non possiamo essere credibili all’estero se la nostra moda si lega alle boutade da passerella e se la stampa offre grande spazio alle spettacolarizzazioni. Noi rischiamo di perdere la nostra identità e la nostra cultura della moda stando dietro ai grandi show che fungono da specchietti per le allodole. E’ molto difficile lavorare sugli impercettibili cambiamenti partendo dal classico ed è molto più facile fare voli di fantasia, ma non è la nostra storia. Ci prendono in giro perchè sembriamo quelli che vogliono fare spettacolo a tutti costi. E’ ora di riflettere".

Le domande si susseguono, qualcuno chiede riferimenti più precisi, altri esempi concreti, ma naturalmente il discorso rimane sul generale per poi concentrarsi sulla perdita di autorevolezza testimoniata da un calendario sfilate sempre più striminzito:  a New York le collezioni sono spalmate su nove giorni, a Parigi su otto, a Milano, invece, durano a malapena sei giorni.

"Diciamo pure cinque giorni e mezzo" corregge Armani. "E io da anni sfilo l’ultimo giorno a chiusura delle collezioni e da solo, senza altri nomi importanti nello stesso giorno. E poi cosa succede? Che una signora importante, di peso e di potere, parte prima per andare a Parigi".

La signora in questione è la direttrice di Vogue America Anna Wintour che, scalpitante è volata a Parigi un giorno prima dell’inizio della settimana di prêt-à-porter francese. "E la Camera della Moda non si preoccupa di studiare un calendario diverso. L’elegante signora inglese, attuale Ad (si tratta di Jeane Reeve) avrebbe dovuto già operare sul calendario, invece non è stato così. Io così come sono entrato nella Camera, così me ne esco, senza problemi. Chiediamoci cosa si sta facendo per protegge la moda italiana che significa cultura, fatturati, posti di lavoro".

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