Edoardo Frittoli

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All'inizio del 1968 fu lanciata dall'americana Mattel la serie di modelli che si distinguerà presto nel mercato globale: le "Hot Wheels".

Ripercorriamo la storia delle 4 miniruote più veloci del mondo e dei loro creatori.

Le "Sweet Sixteen" del 1968

All'inizio furono le 16 macchinine del primo catalogo del 1968, quelle che i collezionisti e gli appassionati di tutto il mondo chiamano con affetto e nostalgia le "sweet sixteen". Fu il debutto di un successo planetario quello fortemente voluto dal co-fondatore di Mattel Elliot Handler per contrastare lo strapotere della britannica Lesney con la serie Matchbox sul mercato delle die-cast in scala 1/64.

Nonostante l'iniziale perplessità dei vertici Mattel, il progetto Hot Wheels prese forma dalla matita di un designer che veniva direttamente dall'industria automobilistica americana. Harry Bentley Bradley era un disegnatore di General Motors e un appassionato di customizzazione di vetture fuoriserie.

La primissima serie di modellini Hot Wheels risentì molto della sua impronta personale. Se il primo esemplare della nuova serie Mattel ad uscire dalla linea di produzione fu una "normalissima" (per gli Americani) Chevrolet Camaro del 1967 di colore blu scuro, altri modelli tra i primi 16 nacquero direttamente dall'esperienza e dal background di Bradley.

Nel catalogo del 1968 comparvero infatti due miniature di precedenti sue creazioni: un pick up Chevrolet El Camino del 1964 customizzato fedele riproduzione di quello vero posseduto dal designer oltre ad un prototipo costruito per il Los Angeles Car Show del 1967, un futuristico veicolo su base Dodge chiamato Deora.

Altri modelli riguardavano soprattutto le sportive "muscle car" oltreoceano ma anche prototipi dell'epoca o rielaborazioni di modelli storici come la Ford del 1913 rivisitata dal carrozziere italo-americano Don Tognotti.

Ruotine tecnologiche

Quello che distingueva le prime 16 Hot Wheels dalla concorrenza erano la brillantissima verniciatura "Spectraflame" in diverse tonalità, che faceva assomigliare le Hot Wheels alle vere auto metallescenti. E naturalmente la spettacolare velocità delle ruote (ammortizzate), che era stata ottenuta tramite l'applicazione di un minuscolo cuscinetto in plastica rigida nella parte interna della ruota, caratterizzata inizialmente da una distintiva banda rossa attorno al profilo esterno della ruota. Il risultato di questa soluzione tecnologica fu sorprendente: le Hot Wheels erano i modellini di gran lunga più veloci al mondo, potendo raggiungerle qualora lanciate con forza sufficiente fino alla stratosferica velocità di 200 Mp/h (322 Km/h).

Veri designer per piccole auto

Sul mercato statunitense il successo fu repentino e travolgente, tanto da spingere i concorrenti come Matchbox a ripensare in toto la loro filosofia. La collaborazione tra Bradley e Hot Wheels finì poco dopo il debutto del brand, avendo il designer deciso di ritornare all'industria automobilistica. Prima di lasciare Mattel, lasciò tra i primi 16 modelli una Corvette Stingray che anticipava le linee del modello Chevrolet non ancora commercializzato per il 1968. Dopo di lui si avvicenderanno altri designer di primissimo ordine come Ira Gilford, che veniva da Chrysler, e Larry Wood che proveniva invece dalla Ford.

Il "caso" Beach Bomb

Nei primi anni della produzione si verificò uno degli eventi più curiosi della storia di Hot Wheels. Sin dagli esordi i modellini erano adattati a piste componibili in plastica (ancora oggi in commercio) collegati a lanciatori ed accessori vari. Proprio dalla matita di Ira Gilford era uscito per il catalogo 1969 un modellino di VW bus (T2) con due piccoli surf in plastica che spuntavano dal portellone posteriore. Il modello fu prodotto poco prima che la Mattel testasse tutti le Hot Wheels in catalogo per la compatibilità con le piste.

A sorpresa, il pulmino ribattezzato "Beach Bomb" risultò troppo stretto per le piste e i progettisti dovettero correre ai ripari. i designer Larry Wood e Howard Rees modificarono l'originale inventandosi due "tasche" nelle fiancate del bus, dove trovarono alloggiamento i due surf precedentemente sistemati posteriormente. Il risultato fu che i pochi "Beach Bomb" precedenti alla modifica sono diventati tra i pezzi più ricercati e costosi di tutte le collezioni Hot Wheels, arrivando ad essere quotati fino a 70.000 dollari ad esemplare.

Flying Colors

Oltre al "Beach Bomb" i modelli più quotati dai collezionisti sono quelli verniciati in colore rosa, in quanto fu ritenuta dai vertici Mattel una scelta "da femmine" e di conseguenza limitata a pochi esemplari. Negli anni la crescita delle piccole 1/64 non si è mai fermata, includendo accanto alle riproduzioni di modelli di serie anche interessanti esemplari di fantasia. Le Hot Wheels fecero scuola anche quando furono le prime ad esibire decalcomanie e decorazioni coloratissime ed originali, soluzione che fece nuovamente impennare le vendite alla metà degli anni '70.

Negli ultimi decenni il successo delle piccole saette in scala 1/64 porterà ad accordi con le case di produzione cinematografica (riproduzione di veicoli protagonisti di film, serie tv e cartoni animati) con le scuderie di F1, con brand famosissimi come McDonald's (il primo accordo per l'Happy Meal è del 1983 negli Usa). Dagli anni '90 sono presenti in catalogo aerei ed elicotteri, mentre nel decennio successivo sarà la volta dei videogiochi e delle miniserie tv e web con protagoniste le Hot Wheels e i loro piloti. Che in totale fa mezzo secolo di fantasia di milioni di bambini lanciata proiettile lungo le curve e i giri della morte delle piste arancioni. Sogno per tutte le tasche perché in rapporto a 50 anni fa le Hot Wheels costano sempre uguali. Giusto come un un cheeseburger.

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